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A Boston, tra Ricerca e Impresa

Una lettera scritta con una lucidità incredibile. Una lettera che non porta alcun rancore, verso il Paese di origine, avaro di opportunità e stimoli per giovani di talento. Anzi… Gianluca De Novi, 37enne ricercatore e imprenditore negli Usa, nonché protagonista della puntata odierna di “Giovani Talenti”, si augura che anche qui le nuove generazioni possano percorrere quella strada che l’Italia, per blocchi e ostacoli strutturali di varia natura, gli ha impedito di percorre in patria.

Una splendida autopresentazione, per una storia che vi invitiamo a seguire questo pomeriggio sulle frequenze di Radio 24:

“Sono Gianluca De Novi, lavoro come instructor e ricercatore nei settori della chirurgia robotica, simulazione chirurgica e medical imaging alla Harvard Medical School (Cambridge) e al Massachusetts General Hospital (Boston), negli Stati Uniti d’America.

Nel mio gruppo di ricerca, il mio lavoro (in questo momento finanziato dalla U.S. Army) si sta concentrando su algoritmi che consentono di interpretare i movimenti dei chirurghi (durante le procedure operatorie) per generare feedback in real-time, incrementando -tra le altre cose- il livello di sicurezza durante gli interventi e migliorando le metriche di valutazione nei sistemi di addestramento per chirurghi.

La ricerca e’ per me una grande avventura e tocca ogni aspetto della mia vita, consentendomi di divertirmi mentre lavoro. La ricerca non e’ pero’ l’unica passione: infatti, sin da quando vivevo in Italia, ho creato diversi progetti imprenditoriali. Devo ammettere che in patria ho avuto grossi problemi a far convivere i miei progetti imprenditoriali con la mia vita accademica, pur non avendo mai avuto conflitti d’interesse né in termini di tempo né di settore.

Semplicemente, non erano visti di buon occhio all’interno dell’universita’.

Qui a Boston ho fondato una mia corporation (con la benedizione delle istituzioni per cui lavoro), dopo aver registrato un brevetto e trovato un investitore.

Non sento di aver lasciato il mio Paese per mancanza di riconoscenza, ma sono semplicemente venuto in un Paese che in questo momento mi ha offerto molte piu’ opportunita’ di fare cio’ che amo, nel miglior modo possibile. Se si considera che il mio campo e’ quello medico, si fa presto a capire che qui ho piu’ possibilita’ di fare cose che sono concretamente utili per il prossimo, oltre che per me stesso.

Qui ho trovato un ambiente molto piu’ meritocratico e competitivo, che porta stimoli positivi, spingendo chi e’ qui’ a fare il piu’ possibile e al meglio. Guardando al lato imprenditoriale della mia vita, posso dire che il vantaggio di vivere in un posto come questo e’ semplicemente dato dal fatto che negli Usa si investe ancora sulle idee e sugli individui, cosa che ormai in Italia non si fa piu’ da tempo, salvo poche eccezioni.

Vivere qui e’ come vivere nel “cervello del mondo”, un ambiente dinamico e vivo, pieno di startup, laboratori, ricercatori e inventori. Emergere con una carriera profiqua e progetti imprenditoriali validi in questo ambiente dà grandi soddisfazioni. Ho provato a fare quello che faccio qui anche nel mio Paese, a suo tempo, ma ogni volta i diversi progetti, accademici o imprenditoriali, si sono sempre arenati e mai concretizzati.

La mia speranza e’ che prima o poi il nostro bel Paese importi certi modelli, ormai consueti in altre nazioni, restituendo ai giovani sogni e ambizioni: questi ripagheranno sanando l’economia.

Ogni ricercatore/imprenditore che lascia l’Italia porta con sè brevetti e idee di cui gli altri Paesi beneficiano“.

Vi aspetto alle 13.30 (CET) sulle frequenze di Radio 24 – Stay tuned!

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