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Un Direttore d’Orchestra a Dresda

“Non è un Paese per musicisti”: Andrea Barizza, 26enne Assistente al Maestro del Coro presso la Dresdner Philarmonie, si racconta oggi ai nostri microfoni. Una storia davvero eccezionale la sua: più che una storia, una protesta contro un sistema-Paese che non ha ancora capito lo straordinario valore della cultura. “Siamo nani sulle spalle di un gigante”, dice Renzo Piano: peccato solo che, col tempo, abbiamo perso consapevolezza del nostro “nanismo”. Finché l’Italia non recupererà il rapporto con il suo retroterra culturale, tornando a valorizzarlo, rischiamo di vedere altri dieci, cento, mille, diecimila, centomila Andrea emigrare…

Sono Andrea Barizza, musicista. Si dice spesso che l’Italia non sia un Paese per giovani, ma soprattutto non è un Paese per musicisti.

Ti scrivo da Dresda, la città dove studio e lavoro: lo faccio, per testimoniare che anche noi musicisti viviamo l’immane tragedia di vedere le possibilità di lavoro e di formazione nel nostro Paese sempre più affievolirsi.

Nel 2009, dopo il diploma di pianoforte, ho fatto un’esperienza che mi ha cambiato totalmente la vita: l’International Seminar Kodaly a Keckmet, in Ungheria. Stare a contatto per due mesi con oltre cento ragazzi provenienti da tutte le parti del mondo, mi ha fatto rendere conto definitivamente della realtà in cui avevo sempre vissuto. Guardandomi attorno non vedo prospettive serie di sviluppo formativo e lavorativo.

Decisi di tentare l’impossibile: studiare direzione d’orchestra in Germania. La Patria dello studio di questa disciplina (almeno in termini istituzionali), soprattutto una terra che conta più di duecento orchestre professionali e una miriade di teatri.

Mi trasferii prima a Berlino e poi, appunto a Dresda e riuscii, unico su settanta candidati, ad entrare all’Hochschule für Musik di Dresda.

Un mondo completamente diverso, dove la formazione dell’allievo è considerata estremamente importante, e dove il rapporto con la società, in quanto musicista, è estremamente differente rispetto alla nostra.

C’è il detto da noi: ‘faccio il musicista’ – ‘ ah bello, ma di mestiere cosa fai?’. Ecco: qui ti chiedono, al massimo,  in che settore…

Dal settembre 2012 lavoro come assistente alla Dresdner Philharmonie, una delle due grandi istituzioni musicali presenti qui a Dresda, grazie ad una collaborazione nel maggio 2013 che si è risolta splendidamente con lo Chefdirigent (il direttore principale).

Qui a Dresda posso anche apprezzare quello che i politici locali riescono a fare con e per la cultura. Usano il livello dell’offerta culturale cittadina (finanziata con grossi investimenti) per attirare fiumi di turisti da tutto il mondo – i quali, una volta in città, mangiano, spendono e pernottano.

Spero che attraverso la tua trasmissione si possa aprire una discussione riguardo al vero e proprio esodo dei musicisti italiani che affollano, in questi tempi, i teatri tedeschi e di tutto il mondo. Formare persone che poi sono costretti a fuggire per mancanza di lavoro, strutture, investimenti e possibilità è un danno che creiamo ai giovani di domani.

Da consigliere della Società dei Concerti de La Spezia tocco con mano gli effetti devastanti dei tagli alla cultura, e posso chiaramente dire che il volontariato non è utile ad un popolo che vuole mantenere vivo il proprio spirito attraverso manifestazioni teatrali/musicali/culturali. Per fare cultura bisogna essere professionisti“.

Vi aspetto alle 13.30 (CET) sulle frequenze di Radio 24 – Stay tuned!

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