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“Un Paese con la musica dentro” – Lettera dalla Cina

Commuove, la lettera che il nostro ascoltatore Luca ci ha scritto dalla Cina. Commuove, perchè in poche righe riunisce con enorme sapienza la miseria e la nobiltà dell’Italia di oggi. Miseria di un Paese che non offre prospettive ai suoi giovani migliori… nobiltà di un Paese che ha tutte le potenzialità per farlo. Perchè ha ancora alla base conoscenze e valori che possono farlo tornare grande.

Un saluto e un grande in bocca al lupo a Luca. Italiano vero. Più italiano di tanti altri che, galleggiando in questo Paese in stallo, hanno dimenticato il tesoro che racchiude la Penisola.

A voi la lettera di Luca: leggetela fino in fondo, please

Mi chiamo Luca, ho 26 anni, sono un ingegnere meccanico. Nasco a Udine, dove mi diplomo come perito aeronautico con ottimi voti, mi trasferisco a Padova dove mi laureo prima in ingegneria aerospaziale e poi mi specializzo in costruzioni meccaniche, laureandomi in modo brillante a 24 anni, cioè in tempo.

Avendo lavorato alcune estati durante il periodo accademico accumulo un piccolo “tesoretto” che, sconfortato dalle offerte di lavoro al limite fra “schiavitù intellettuale” e proposte di studi dal dubbio valore aggiunto, decido di investirlo per migliorare la mia preparazione.

Comincio a cercare qua e là, le rette non sono come in Italia, dove con qualche migliaio di Euro si può accedere alle migliori facoltà, all’estero si paga e non sempre, come ho avuto modo di verificare, si ha un prodotto migliore.

Provo in America, Inghilterra, Germania, poi vengo contattato da un servizio di reclutamento che mi invita a verificare le proposte provenienti dalla Cina. Prima scettico, poi curioso, mi avventuro su siti internet specializzati. L’istruzione in Cina è controllata dal Governo, che ha molto chiari i suoi obiettivi: aumentare il livello dei propri studenti integrandoli con studenti stranieri di alto livello, per questo ci vogliono sia finanziamenti ma anche una struttura organizzata.

Ecco quindi che via internet, mi viene affidato un tutor, che mi segue passo passo fino a che le mie richieste e le loro esigenze coincidono. Inizio a ricevere il materiale dell’istituto per cui oggi lavoro e in cui studio, con tutte le informazioni necessarie sui costi, documenti e programmi. Vengo anche contattato dal docente, persona preparatissima, sicura di tutti gli obiettivi del mio progetto, con un ottimo livello di inglese, che mi illustra i suoi progetti.

A 24 anni, partii per la Cina non essendoci mai stato e senza nemmeno saper dire buongiorno, ignorando completamente ogni aspetto legato alla vita in questo Paese.

Quella fu una delle decisioni più importanti della mia vita che rifarei mille e mille volte ancora: qui ho imparato a fare ricerca, a risolvere problemi tecnici di ogni tipo, ho conosciuto persone fantastiche, docenti di alto livello ed esperti di ogni campo scientifico. La mia priorità qui è legata al dottorato, in cui mi occupo di simulazioni fluidodinamiche e di strumenti di intelligenza artificiale per ottimizzare apparati di lubrificazione.

Ma ciò che più mi stimola è lavorare fianco a fianco con persone di tutto il mondo, sapientemente messe assieme in team di lavoro per progettare alcune macchine di prova. Studio e parlo ormai il cinese, ho dei corsi di matematica e fluidodinamica in inglese da seguire e un corso di inglese tecnico in cui mi viene insegnato non solo a scrivere articoli, ma a gestire personale e fare presentazioni ad alto livello.

A volte da camera mia guardo la skyline della città con i suoi 10 milioni di abitanti, i suoi grattacieli a perdita d’occhio e penso all’odore della campagna friulana, al suono delle moto le domeniche mattina, al mare con la sua sabbia dorata che qui non esistono… qui c’è solo l’odore del carbone che brucia per scaldare un luogo che d’inverno raggiunge anche i -40°C.

Quando mi laureai e partii i miei compagni (allora ci laureammo in 7) scapparono anche loro: Canada, Guanzhou (Cina), Stati Uniti, Inghilterra e Sud Africa. Tutti soffriamo la distanza da casa, la mancanza anche del sol caffè al bar ma le condizioni per restare erano quelle di accettare un diktat morale per cui non si è ingegneri, non si può nemmeno essere fieri di esserlo, si è solo gli ultimi arrivati e in quanto tali bisogna fare ciò che dice il più “vecio” (vecchio, come si dice in veneto).

Ma anziano non significa automaticamente saggio, nè brillante e nemmeno esperto. E giovane non significa solo sprovveduto, facile all’inganno o poco esperto. Il tessuto produttivo Italiano deve smetterla di pensare in questi termini, deve vedere un giovane come una fantastica auto nuova, che quindi costa, mai usata e un esperto come il pilota che può guidarla ai limiti come nessun altro connubio di professionalità potrebbe fare. Altrimenti sarà la fine!

Finisco dicendovi che io sono orgoglioso di essere Italiano, della cultura che ho, della bandiera appesa al muro e di tutto quello che la scuola italiana e l’università mi hanno dato e mi continuano a dare. Come ingegnere e perito ho sempre la risposta, so sempre dove guardare, a che particolare stare attento, qual è l’ordine di grandezza di un fenomeno, che legge lo regola, quale strumento è conveniente usare. Per ora non ho riscontrato queste abilità in nessun altro straniero.

Sono altresì grato anche all’unico datore di lavoro che come tecnico mi ha voluto, fatto crescere, promettendomi di lasciarmi andare perchè in quel contesto si rendeva conto che non avrei potuto esprime le mie potenzialità. Questa persona, titolare di un’azienda che produce prototipi di macchine automatiche, mi ha permesso di fare tanta esperienza, lavoro vero, con le mani, dandomi quell’ultima sgrossata da progettista; le domeniche sere al lavoro mi ha confidato i trucchi più segreti, le lavorazioni più difficili e tutto ciò senza che lui possieda un titolo di studio. Questa è la vera intelligenza dietro un grande capo, lui lo sa che questo tornerà indietro anche in modo indiretto… gli sarò sempre grato!

Forse la novità maggiore della mia testimonianza, penso simile ad altre per vari aspetti, è che non faccio tutto quello che fanno gli altri in un Paese sviluppato, con strutture e metodi consolidati da decenni. Studio in Cina, sono il primo straniero del mio laboratorio, ma circa il cinquemillesimo che si diplomerà qui.

In questa città di provincia che ha più abitanti di tutta la Lombardia, tutto è diverso, difficile, nuovo, inusuale e da scoprire. Non è Hong Kong con i suoi tassisti che parlano inglese, nè Shanghai con le indicazioni bilingue, è solo Harbin, dove al massimo il tassista ti saluta in russo. Questo fatto di essere in un Paese in completo sviluppo, con i veri poveri e veri super ricchi, mi sta aprendo la mente a livelli che non avrei mai sospettato.

La vera cosa che si capisce qui? Che vengo da un Paese che nei suoi paesaggi, nelle sue chiese, piazze, scuole e persone ha la musica dentro, e nessuno la suona bene come noi.

LUCA

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