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Il senso di libertà all’estero…

Pubblichiamo con un po’ di ritardo (e ce ne scusiamo) la lettera che ci ha inviato ad inizio estate Marco, analista programmatore di stanza in Svezia. Una risposta alla discussione che “Giovani Talenti” ha lanciato a giugno, sulla perdita per il Paese generata dalla partenza di giovani coppie con figli (fenomeno sempre più frequente, peraltro).

La lettera di Marco è uno sfogo amaro verso il sistema-Italia, condita da parecchia -amara- ironia. Leggetela con attenzione e capirete il perché:

“Salve, noi siamo partiti quattro anni fa con un bimbo di un anno e mezzo. Io sono un analista programmatore, mia moglie è medico specialista. Adesso quel bambino compie 5 anni e ha una sorellina di 2 anni nata in Svezia.

La perdita per il Paese? Non la chiamerei “perdita” visto che comunque sia abbiamo ancora una casa in Italia di cui continuiamo a pagare il mutuo e le tasse, l’anno scorso 3000 euro di tasse italiane per non vivere in quel (bel?) “Paese”.

La perdita per noi piuttosto. Aver perso la vicinanza di amici e parenti, aver portato via un nipotino ai nonni, aver lasciato soli i miei genitori.

La perdita economica è notevole, aver lasciato indietro molti dei beni materiali acquistati in anni di convivenza (mobili, oggetti che decidi di non portarti dietro).

Cosa ci spinge a fare un salto del genere? La consapevolezza che quel Paese non si possa sollevare.

Cosa ci abbiamo guadagnato? Non ho più mal di stomaco quando leggo i giornali. Le notizie che arrivano dall’Italia ora sono sempre più assurde, e ormai inizio a pensare che ne arriveranno sempre di più incredibili.

Ma soprattutto un senso di libertà, libertà di realizzare i miei progetti.

Incredibile ma vero, con 2 bambini piccoli e un lavoro veramente pressante, ho il tempo di pensare ai miei progetti e giocare con i miei cuccioli al parco. In Italia sarebbe impensabile.

Saluti e baci”,
MARCO

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