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“Io voglio andare via da questo Paese”

Diario dalla provincia italiana. Diario dall’Italia che è entrata nel Terzo Millennio, sbagliando tutte le tattiche possibili. Diario dal declino, dalla catastrofe di un Paese che non ha saputo porre: a) merito, b) giovani, c) capitale umano, d) selezione al centro dell’agenda di una seria politica indistriale. Il risultato sono lettere come quelle che ci ha inviato il nostro ascoltatore Federico. Leggere per credere:

“Buongiorno, sono Federico, un ragazzo di 19 anni. Abito in un paese in provincia di Modena.

Mi sono diplomato in Perito Industriale in Termotecnica nell’estate 2012 con un buon punteggio (80/100). A scuola non ho mai avuto problemi. Sempre voti molto buoni e promozioni senza problemi.

Finite le superiori ero indeciso sul percorso da prendere. Le strade erano due: lavorare, o meglio, cercare un lavoro, o continuare a studiare. Io avevo scelto, anche se non ero molto sicuro, di continuare a studiare. Mi ero iscritto all’università, alla facoltà di Giurisprudenza a Modena. Era una scelta un po’ strana, lo so. avevo scelto una strada completamente diversa dagli studi delle superiori, ma ero molto portato per quel tipo di studio e per quelle materie.

A settembre inizio l’università, scopro un mondo completamente diverso dalle superiori.

A metà anno ho mollato gli studi universitari. Premetto che la colpa principale è stata mia, è stata una mia scelta. Ma ho maturato questa scelta pensando e consapevole della situazione in cui ero. Sentivo che era un bel peso sia per me, forse non ero disposto a fare un sacrificio così grande. Anche perché, oggi, conta poco avere quel pezzo di carta.

Detto da un professore universitario (economia politica) : “a Modena ci sono più di 1500 avvocati, quindi io non vedo futuro per voi…”. Queste parole, sono molto forti, ma è la verità (anche in quel mondo lì si va avanti per conoscenze, io non ho nè il papà, nè la mamma  nè alcun avvocato in quel mondo).

Arrivati a 19 anni, capisci  la situazione in cui vivi, per questo motivo non volevo essere un peso per i miei genitori. Rette universitarie, libri, viaggio per andare all’università, in Italia troppo costoso e nessuna agevolazione per studiare.

Ho deciso quindi di cercarmi un lavoro per non pesare molto sui miei genitori. Sapendo che non era facile, ho iniziato a cercare di tutto, sia nel campo dove mi sono diplomato, ma anche in altri settori.

Verso il mese di marzo mi ha  contattato un manutentore di caldaie. dopo poco ho mollato perché era un lavoro in nero, il pagamento non era chiaro, tutto non era chiaro. Uno potrebbe dire : ” Hai mollato te, adesso ti prendi le conseguenze”. Ragionamento che ci potrebbe stare, perché oggi bisogna tenersi stretto il posto di lavoro. Ma non potevo stare a quelle condizioni e con la situazione che ho.

Sono d’accordo con voi quando dite:

“Classe potenziale all’estero” : Molto spesso i ragazzi laureati ma anche diplomati sono costretti ad andare via per lavorare. In Italia
cercano ” ragazzi giovani con ottima esperienza” . Vogliono i ragazzi, usciti dalle scuole o dalle università, già formati… cosa impossibile, secondo me.

“Questione dei curriculum” : Per esperienza personale, posso dire che ho e sto mandando via dei curriculum tutti i giorni e molto spesso non ottengo risposta. Fino ad oggi ho ottenuto 4 risposte su non so quanti curriculum.

“Meritocrazia” : questo è il punto che condivido di più. Oggi, in Italia si devono avere conoscenze. La gran parte della gente che conosco lavora grazie alle conoscenze, e non sicuramente per meritocrazia. Sono proprio quelli che poi ti criticano perché, te, sei senza lavoro, ti dicono che non stai cercando e ti fanno sentire inferiori quando si parla in gruppo. Se devo essere sincero questo “Sistema”, perché per me è “Nuovo Sistema per Lavorare”, mi fa abbastanza schifo.

Io, come tanti altri ragazzi, ho voglio di andare via da questo  Paese. Anche se in questo momento non posso (economicamente). Dovrei trovare un lavoro, mettere via un po’ di soldi e solo a quel punto preparami e andare.
Mi piacerebbe un domani scrivere da un Paese estero, dove i giovani come me vengono considerati, presi e  fatti crescere e valorizzati. Cosa che in Italia non fanno e non faranno mai.

Oggi si sentono solo tante parole e discorsi sui giovani, ma di concreto c’è solo il dato della disoccupazione”.

FEDERICO

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