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Selezionatori che ridono (sulla barca che affonda)

Non viene proprio da ridere, leggendo la lettera che il nostro ascoltatore Andrea ci ha inviato. Lettera dalla quale traspare una straordinaria capacità di auto-orientare la propria carriera lavorativa, nel deserto di un sistema-Paese incapace non solo di prevedere il futuro – ma persino di avere una qualsiasi idea di futuro.

Sistema-Paese che ride, quando ai colloqui Andrea non sa rispondere a qualche domanda sicuramente nozionistica. O squallidamente indiscreta, sul piano famigliare.

Sistema-Paese che affonda, mentre i talenti come Andrea scappano (lui ora è in Svizzera). Non, non c’è proprio nulla da ridere… Ride bene chi ride ultimo.

“Io ho studiato a Roma Ingegneria delle Telecomunicazioni, ma ho sempre voluto viaggiare all’estero ed ho effettuato ben quattro soggiorni all’estero durante gli studi, grazie ai quali ho imparato portoghese, francese e tedesco. L’inglese lo sapevo già e l’ho solo migliorato.

Queste esperienze mi hanno fatto ritardare la laurea formalmente di un paio di anni . Ho sempre pensato di “investire” il tempo passato all’università non solo in studio ma anche in esperienze di lavoro e di crescita, non solo professionale ma anche umana.

Le mie esperienze sono state:

– un Erasmus di sei mesi

– una Summer School di 6 settimane, finanziata in parte dalla mia Università

– uno stage retribuito in Germania (quasi 900€ al mese) durante gli studi

– un periodo passato a scrivere la Tesi di sei mesi

L’Erasmus mi ha fatto “perdere tempo”, nel senso che l’Università locale aveva tempi diversi rispetto alla mia, nei quali non potevo fare lo stesso numero di esami che avrei fatto a Roma.

Lì ho conosciuto altri studenti di altre nazioni, nelle quali è importante fare stage durante l’Università per avere più opportunità a livello lavorativo.

Così ho pensato di farlo anche io, inizialmente solo per avere un vantaggio in più rispetto agli altri Italiani, poi in seguito per equipararmi a studenti internazionali nella scelta del lavoro a livello europeo.

Ho cercato di fare domanda in Italia e sono stato convocato in un paio di colloqui, alcuni dei quali però terminavano con le risate del  manager per non saper rispondere ad alcune domande.Sicuramente hanno assunto persone più intelligenti di me, però io nel frattempo facevo colloqui in Germania, Inghilterra, Danimarca e Svizzera, dove alla fine nel 2011 ho ricevuto un’offerta di lavoro che ho accettato.

Non è stato tutto rose e fiori, perchè poi è risultato sottopagato (anche se parlo di 3.300 euro netti al mese). Tuttavia, è stato un punto di partenza.

Oggi a due anni dalla Laurea, lavoro in una azienda importante di IT e guadagno molto di più rispetto all’Italia, ma praticamente qui in Svizzera si guadagna di più rispetto a qualsiasi Paese europeo. Tutto costa molto di più, è vero, ed ogni “passo falso” o richiesta costa caro (multe, richieste di documenti, ecc ecc).

Tuttavia, a 28 anni posso permettermi di avere la mia casa in affitto, la mia auto e soprattutto, il mio stipendio va bene per me e per mia moglie, che non lavora al momento perchè non parla ancora bene il tedesco. Ogni mese, inoltre, mettiamo da parte più o meno 1.000 euro. Per il resto viaggiamo e viviamo la vita senza esagerare.

Vorrei però sottolineare che paragonare la Svizzera all’Italia è ingiusto, perchè comunque qui si sta meglio anche rispetto alla Germania, che da molti è vista come “la terra promessa”…

Tuttavia, anche la mia è una storia di un laureato “emigrato” che ora sta meglio di quanto avrebbe potuto in Italia, e che dopo diversi colloqui non è stato mai accettato in una azienda italiana. Un altro paio di maniche è lo stile dei colloqui, che in Italia ho trovato piuttosto carente (domande su cosa fa mia madre e mia sorella non le ho gradite…).

[..]

Per riassumere, spostandomi all’estero mi sono trovato molto bene e sto meglio di tanti miei colleghi anche più bravi di me, ma che ora magari ancora devono farsi aiutare dai propri genitori. Tuttavia, le mie possibilità sono state anche diverse rispetto ad altri. I miei genitori, che non hanno quasi mai approvato la mia scelta di investire tempo all’estero durante gli studi, mi hanno però sempre supportato economicamente senza mai accampare alcun problema. Questo non avviene in tutte le famiglie.

Malgrado abbia avuto opportunità diverse rispetto ad altri, forse sono stato bravo a coglierle e a sfruttarle al meglio”.

ANDREA

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