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L’Italia? Un Paese “tribale”…

ILLUMINANTE lettera che ci spedisce il nostro ascoltatore Taro dalla Svizzera. Illuminante, perché smaschera tutta l’arretratezza culturale italiana. Alla fine non ci crediamo più neppure noi stessi, nel valore della selezione, del merito, dei curricula. Ci siamo ormai rassegnati all’ineluttabilità di una società “tribale”.

Tutto questo è tremendamente vero, e maledettamente zavorrante per il futuro di un Paese che deve ancora evolvere parecchio, nel suo modello di società.

Dal modello tribale-feudale a quello di democrazia compiuta. Fino ad allora, amici miei, sarà dura poter coltivare speranze di cambiamento. Sorry about that…

La lettera di Taro:

“Io vivo all’estero dal 1999: ora sono a Zurigo. Sono andato in UK per fare un PhD dopo una laurea in fisica in Italia (non lunga, lunghissima..).

Dopo aver fatto il ricercatore per due anni e mezzo, sono entrato a lavorare nel campo della riassicurazione del rischio catastrofi naturali.

Dal 2009 sono a Zurigo, dove lavoro per una riassicurazione con sede alle Bermuda.

In Italia, la gente è così immersa in una cultura antropologicamente tribale, che se conosci qualcuno non mandi neppure il Curriculum.

Me ne accorgo quando aiuto qualche amico/a a preparare un CV. Non hanno avuto mai alcuna guida su come preparare un CV (come avviene nelle università in UK o CH), hanno pochissima esperienza di colloqui di lavoro.

Direi che sono “depressi” in uno stato di sudditanza psicologica verso i “superiori”/recuiters. Mi spiego, sono così immersi nella italianità che non mandano nemmeno i CV, a volte non cercano nemmeno annunci di lavoro, e non sono neanche disposti a spostarsi da casa… Si dà per scontato che dalla parte delle ditte ci sia il muro di gomma.

Quando decisi di passare dalla ricerca ad un lavoro nell’economia reale, avevo avuto un aiuto su come preparare il CV (sia dall’università dove feci il PhD, che da quella dove lavoravo), come affrontare il colloquio, sulle “transferable skills” dall’accademia all’industria  e soprattutto un aiuto a mettersi “in the shoes of the recruiter”. Man mano che mandavo CV e avevo dei colloqui, acquistavo sicurezza, e imparavo.

Alla fine avevo ridotto il CV da quattro pagine a 1 foglio A4. Alla fine avevo mandato quasi un centinatio di CV ed ebbi quasi venti colloqui (una banca mi chiamò per sei colloqui!). Risultato, dopo un anno di ricerche, ebbi 3 offerte di lavoro di cui una dal governo di Her Majesty.

Qui a Zurigo, poi, mi sembra di vivere in una bolla di privilegio. Basta pensare che pagavo 4500CHF (3600EUR) lordi per un internista laureato (nota che la tassazione è molto sotto il 10%), la donna delle pulizie prende 28 (22.5EUR) CHF. Un neolaureato guadagna come molti dirigenti italiani.

Il costo della vita è molto più alto che in Italia, ma i salari sono molto più alti.

Tornando all’Italia, certo la situazione economica è depressa, ma ci sono elementi strutturali e culturali che si possono migliorare. Altrimenti l’Italia e gli/le italiani/e resteranno assolutamente impreparati ad affrontare il mercato globale (e siamo già in ritardo) sia dall’Italia che andando all’estero.

Saluti da una soleggiata Zurigo”.

TARO

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