Radio24 | Il Sole 24 ORE

Il vero Declino del Paese – Riflessioni per il 2014

Riprendiamo oggi gli aggiornamenti del blog di “Giovani Talenti”, con una lettera che arriva dalla Germania.

Una lettera che ci porta nel 2014 con una lettura assolutamente originale della realtà italiana: se decine di migliaia di giovani se ne vanno, se ottimi professionisti/e prendono il largo, non è solo per la crisi. O per l’economia.

E’ colpa anche di un contesto culturale deteriorato, dove il rispetto per la persona annega nell’ipocrisia e si abbevera nell’ignoranza. Il trionfo dell’apparenza, in un Paese dove i modelli culturali sono ormai alla deriva. Dare la colpa alla tv trash forse è una banalità… ma i danni ormai sono sotto gli occhi di tutti coloro che hanno il coraggio di aprirli.

Chi ha una visione internazionale può solo rigettare in toto l’Italia provinciale, da bar, che leggiamo nelle righe di Anna.

Sabato 11 gennaio alle 13.30 (CET) riprende anche il format tradizionale di “Giovani Talenti”: vi abbiamo preparato una puntata che ci porta nel “sogno americano”. Un consiglio: non perdetevela.

Ora la splendida lettera di Anna:

“Mi chiamo Anna, vivo in Germania da quasi tre anni, non mi considero un giovane talento, perché ho passato nel 2013 la boa dei 40, e perché non mi sento neanche particolari talenti. Sono solo una donna che ama il suo lavoro e cerca di farlo bene.

Non sono neanche testimone di particolari trattamenti negativi in patria, almeno dal punto di vista di carriera e stipendio: già poco più che trentenne la mia azienda (una multinazionale non italiana, questo forse ha contato…) mi ha affidato responsabilità internazionali, adeguando inquadramento e retribuzione.

Mi sono trasferita qui come espatriata, muovendomi all’interno della mia azienda, perché avevo voglia di fare un’esperienza internazionale e cambiare area funzionale, cosa che in Italia non mi era possibile.

Non credo che tornerò. Il motivo principale é il tema che vorrei portarealla vostra attenzione, e di cui secondo me non si é ancora parlato abbastanza: ovvero quanto sia meglio per una donna, specie con figli, lavorare fuori dall’Italia.

Io sono una mamma single: mi sono trasferita qui con un bambino che all’epoca aveva 2 anni, accettando un lavoro full-time.

Certo, la mia é una grande azienda, ma qui ho trovato: un asilo nido aziendale che ha ospitato il mio bimbo finché non ho avuto un posto all’asilo comunale.

Un asilo comunale dove, arrivata a marzo, da agosto ho avuto un posto full time compilando un fogliettino con i miei dati anagrafici, niente ISEE o cose simili (a Bologna, al nido, ero quarantaduesima in lista di attesa…). Un asilo dove ho trovato grandissimo supporto e sensibilitá nell’integrare un bambino che ancora il tedesco non lo capiva nè lo parlava.

Totale flessibilitá nella gestione del mio tempo in azienda: mi é sempre stato detto “qui contano i risultati che porti”.

Totale rispetto per le mie esigenze familiari: nessuno ha mai storto il naso se sono dovuta rimanere a casa perché il piccolo era malato (per la cronaca, i giorni per “malattia bambino” sono 25 all’anno!), nessuno ha mai dubitato che ho davvero lavorato, quando ho dovuto fare home office perché l’asilo era chiuso…

Totale correttezza nei rapporti uomo-donna sul luogo di lavoro: nessuna battuta a sfondo sessuale, nessuna aperta discriminazione, un’azienda che ha apertamente dichiarato, anche davanti ad Angela Merkel, di volere piú donne ai livelli manageriali.

Tralascio di citare il numero di colleghi maschi che godono del congedo parentale, l’infinita gamma di part-time orizzontali, verticali ed obliqui che ho visto, l’agenzia online pagata che aiuta a trovare la baysitter, etc..

Piú importante é forse parlare del mondo che ho lasciato IN ITALIA: un sito dove se non eri maschio, ingegnere, sui quaranta e legato alla produzione non eri preso in considerazione.

Dove scopo abbastanza palesemente dichiarato del site manager é eliminare ogni forma di part-time…

Dove in mensa, salvo rare oasi di colleghi, sei fortunata se si parla di calcio, perché l’altro argomento é la vagina (scusate per la franchezza, ma dire sesso non rende)…

Dove non c’é piú una donna nella prima linea, ce ne siamo andate tutte.

Dove, in una riunione di prima linea in cui, tra circa 10 persone, ero l’unica donna, dopo l’ennesima deriva a sfondo sessuale un collega forse piú “sensibile” di altri si é girato verso di me per dirmi “te é meglio che ti abitui”.

Dove, se dici che devi uscire presto (alle 17!!!) ti dicono “ok”, con quel tono che in realtá significa “sei una sfigata” e ti riempe di sensi di colpa.

Dove se lavori dalle 9 alle 19 sei un figo, e se lavori dalle 7 alle 17 sei uno sfigato.

Non credo di essere capitata particolarmente male: questa é l’Italia: per questo io in Italia non voglio tornare. Qui in Germania é ancora possibile lavorare con soddisfazione, e con altrettanta soddisfazione crescere un figlio. Anche da sola”.

ANNA

Commenta per primo

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.