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“Rischio Declino in Italia? Ma se siamo già falliti, distrutti, umiliati, spolpati… allo sbando!”

A novembre avevamo lanciato la seguente discussione, come alcuni di voi ricorderanno: “Di fronte al rischio declino l’Italia rivuole i suoi talenti ora all’estero – o dice di rivolerli. Le mosse degli ultimi due Governi vi convincono? Cosa fare di più? Cosa chiedete -in tre, concreti punti- al sistema-Italia, per tornare?”

Luca. PhD. in Cina, ci ha risposto così: il suo, avverto i perbenisti e i deboli di cuore, è un pugno nello stomaco. Una sventola i cui effetti salgono fino al cervello, lasciandoti -alla fine della lettura- KO.

Siete d’accordo, con Luca? Scriveteci, a giovanitalenti@radio24.it

Ora la lettera di Luca:

“Ma come, cavolo, uno scrive, “il rischio declino”?! In 30 anni abbiamo perso la capacità di formare professionisti al di sopra di ogni sospetto, abbiamo perso ogni serietà nel formare laureati, abbiamo moltiplicato i corsi, gli atenei e gli studenti, peggiorando la qualità globale, abbiamo permesso a tutti di ottenere laurea, a volte assurde, con l’unico scopo di parcheggiare una generazione di nulla facenti.

Nel mio campo, abbiamo perso la leadership di alcuni settori industriale chiave, i primi computer al mondo con Olivetti, gli elettrodomestici con Zanussi, le auto di media alta fascia con Alfa e Lancia (nonché campioni del mondo di Rally per 7 anni consecutivi), le moto con Aprilia, Ducati, Laverda, MV e Guzzi. Abbiamo perso l’eolico e il nucleare di cui eravamo leader.

Eravamo leader della nautica pesante e da diporto di lusso, i leader della produzione di centraline per il traffico telefonico con Telettra, eravamo gli unici… e adesso il leader mondiale è un cinese (Huawei) che non sa nemmeno fare la “o” con il bicchiere…. Insomma, MA QUANTO CAVOLO CI VUOLE PER DIRE CHE NON SIAMO SOLO SCIVOLATI E DECLINATI, MA SIAMO FINITI, DISTRUTTI, UMILIATI, SPOLPATI, ALLO SBANDO, siamo uno scheletro che elemosina soldi all’Europa, un lebbroso politico di cui presto qualcuno si farà carico?

Poi caro Sergio, nulla con te ovviamente, è una provocazione. Ma poi mi chiedete cosa ha fatto per me l’ultimo o gli ultimi due Governi? Per farmi tornare? Risposta: NULLA. Palliativi, come posso essere incentivato a tornare in un Paese, che amo, ma che non mi da niente?

Cioè non si può prendere bastonate dal mattino alla sera e pure in busta paga, dopo anni di studio. Tutti pensano che studiare sia andare a bere spritz e a donne, o uomini (degustibus), ma non è così, è una pressione, un lavoro costante! Un investimento da fare quando ancora non si capisce bene il suo valore!

Detto questo rispondiamo al quesito da buoni ingegneri.

Non è il fatto che diano una borsa di studio qui, un premietto là e un contentino la via: il fatto è che nel complesso, nella società, la figura del talentuoso non è ammirata nè incentivata, per cui per tutte le leggi che possano fare io non tornerò mai. Non avrò mai quel rispetto che da professionista sento dove lavoro ora.

Non sono i soldi, non è il posto, non è la vita nè le opportunità: io rinuncerei a tutto questo per avere il rispetto, sentirmi aiutato a crescere perchè facente parte di un sistema a cui regalo un valore e aggiungo il mio contributo. Quindi per il rispetto io tornerei. Ma come lo si crea -questo stato- nelle persone?

Bisogna selezionare, e per selezionare bisogna essere duri: via metà degli Atenei, che si accorpino, via metà delle facoltà inutili e no ai test di ingresso, solo corsi durissimi e selettivi in modo che chi non è tagliato se ne esca.

Per i concorsi, farli fare da privati, anonimi, come gli esami di inglese che si fanno per espatriare. Con assegnazioni casuali! Insomma, mi viene da dire parolacce…, ma siamo nel 2013, ci sono servizi e mezzi per fare tutto in piena trasparenza! Se non lo si fa è solo per convenienza di alcuni”.

LUCA

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