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Planetologia in Belgio

Guardarsi intorno, dieci anni dopo… e scoprire che quasi la metà dei tuoi compagni di corso all’università è emigrata o lavora all’estero. La storia di Lidia Pittarello, 33enne ricercatrice post-doc in Planetologia, la dice lunga sui tempi che viviamo. Tempi di globalizzazione ed internazionalizzazione, sicuramente… ma tempi anche di uscita -spesso forzata- dall’Italia.

Con Lidia abbiamo organizzato una “mini-rimpatriata” di studi: in onda con lei ci sarà un suo ex-compagno di corso, trasferitosi cinque mesi fa a Berlino con la moglie. Anche per lui la vita è radicalmente cambiata, lavorativamente parlando. In meglio, ovviamente.

Lidia si presenta così ai lettori del blog di “Giovani Talenti”:

Sono Lidia, 33 anni, geologa, da un anno a Bruxelles, da quattro anni all’estero. Nata a Padova da genitori italiani conosciutisi in Germania – ove erano entrambi emigrati per lavoro. Divisa tra la passione per la geologia e per la musica, ho conseguito tra il 2004 ed il 2009 Laurea in Scienze Geologiche, Diploma in Organo e composizione organistica e Dottorato di Ricerca in Scienze della Terra.

Dopo il dottorato il mio supervisore mi consigliò di guardarmi attorno (ossia puntare sull’estero), perché non c’erano ulteriori possibilità per me all’università. Mi avvisò anche che -qualora avessi deciso di partire- quello sarebbe stato un viaggio di sola andata. Nel 2010 sono stata scelta per un post-doc di 3 anni a Vienna, su un argomento diverso da quanto fatto prima.

Al termine di questa prima esperienza, ho dovuto nuovamente “guardarmi attorno”, mandando curricula nel privato (senza successo, ormai vecchia e troppo specializzata per il settore), e rispondendo ad annunci in ambito accademico… finché non mi è stata offerta l’opportunità di un altro post-doc su un argomento nuovamente differente, in Belgio.

Qui ho trovato un gruppo di ricerca quantomai internazionale, un progetto in collaborazione con il locale museo di Scienze Naturali e con un centro di ricerca in Giappone, e la prospettiva di una missione in Antartide. Purtroppo resta la consapevolezza che anche questa probabilmente sarà una soluzione temporanea: tra un paio d’anni dovrò iniziare di nuovo a mandare CV in giro. Se avrò fortuna, dovrò nuovamente spostarmi ed ambientarmi in una nazione diversa, imparando l’ennesima nuova lingua, senza prospettive di rientrare in Italia.

Mi consola il fatto di sapere di non essere sola. Nel 2014 ricorre il decennale dalla laurea, che condivido con altri 23 compagni di studi con cui sono rimasta in contatto per almeno una “reunion” una volta l’anno. Di noi 24, in 7 abbiamo residenza all’estero ed altri 4 hanno base in Italia ma trascorrono gran parte dell’anno all’estero per lavoro. Siamo quindi 11 a non lavorare in Italia.

In 9 abbiamo conseguito un dottorato di ricerca, 6 in Italia e 3 all’estero. In 7 lavoriamo nella ricerca, 10 nel privato, 6 sono liberi professionisti o lavorano occasionalmente, ed 1 è insegnate di scuola superiore. Pur se con lavori saltuari o contratti da precari, a 10 anni dalla laurea nessuno è a casa disoccupato. Un successo! Ma a quale prezzo? Circa la metà dei miei compagni è stata costretta a fare le valigie e temo che altri ci seguiranno“.

Vi aspetto alle 13.30 (CET) sulle frequenze di Radio 24 – Stay tuned!


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