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Lavorare nel Terzo Settore in UK

Le ha provate davvero tutte Chiara Butti, 29enne International Officer presso la più grande organizzazione inglese di ONG, per restare a lavorare in Italia. Impossibile. Non bastano un ottimo curriculum ed esperienze di livello nel bacino del Mediterraneo. La verità è che l’Italia appare poco competitiva, nell’attrarre profili qualificati. Il confronto con la Gran Bretagna, in questo senso, è impietoso.

Ci racconta tutto Chiara, nella sua autopresentazione per il blog di “Giovani Talenti”:

“Sono Chiara, 29 anni, nata e cresciuta in provincia di Firenze, da padre italiano e madre palestinese. Fin da piccola sono stata esposta a diverse lingue e contesti culturali. Viaggiare e’ sempre stata la mia passione. Parlo inglese, francese, spagnolo e arabo.

Dopo una laurea triennale in Scenze Internazionali e Dipolomatiche a Forli’, ho deciso di specializzarmi in Medio Oriente: ho fatto un paio di stage non pagati e volontariati in Palestina, e un Master a Londra alla School of Oriental and African Studies (SOAS).

Molto indipendente e ambiziosa, mi sono mantenuta durante gli studi e gli stage non pagati. Ho passato un paio d’anni correndo tra ufficio, studi e lavoro al pub la sera… e il fine settimana. Tutto per arrivare ad avere una buona carriera ed usare la mia conoscenza ed esperienza acquisita all’estero, in Italia, e lavorare in ambito di relazioni Italia/Medio Oriente.

Una volta finito il Master, non si trovava alcun lavoro (causa crisi in Europa): quindi ho deciso di rimandare il mio ritorno in Italia, e accettare un nuovo stage non pagato a Beirut presso lo UN Development Project (UNDP). Da li’ ho continuato a cercare in Italia in ambito pubblico e privato, con ONGs, o organizzazioni internazionali. Non mi potevo certo permettere un altro volontariato, e il mio profilo era considerato troppo “junior” per percepire uno stipendio o avere “responsabilita’”!

A Beirut con una ONG locale in partnership con Oxfam, ho avuto la possibilità di fare un bel salto nella mia carriera, e coordinare un progetto di sviluppo con cooperative di donne. Ho imparato a gestire un progetto, dalla gestione del budget e le attività, ai rapporti con i donatori.

Durante tutto l’anno ho continuato a monitorare il mercato del lavoro in italia e le possibili posizioni aperte, ma non ho trovato niente nel mio ambito. Strano però… visto le Primavere Arabe e il crescente interesse nei rapporti con il Mondo Arabo!

Alla fine ho detto “basta”: ho deciso di tornare a casa, a vivere con i miei e continuare a cercare, facendo lavoretti vari, dalla vendemmia alla baby sitter. Sono rimasta disoccupata 8 mesi, e -ormai quasi depressa- dopo aver rifiutato un paio di lavori con altre ONG straniere, ho accettato un’ottima posizione da Project Manager con una ONG italiana, ma di nuovo in Libano!

E’ stata un ottima esperienza, ma la mia intenzione era fare quell’esperienza e poi riuscire a stabilirmi in Italia. Tuttavia, era chiaramente impossibile, anche con ONG italiane le posizioni sono nei Paesi di cooperazione e non in Italia, perché il personale costa di più.

Dopo un anno, non potevo più rimanere a Beirut- contesto molto instabile e difficile. Ho accettato la posizione di International Officer a Londra in una grossa associazione inglese, dove coordino un progetto regionale finanziato dal Governo per il supporto della società civile in Libia, Tunisia ed Egitto, con partners in Libano.

A Londra i processi di selezione sono trasparenti, le possibilità di crescita esistono, e sono piuttosto rapide. A 29 anni, sono competitiva e lavoro con colleghi della mia eta’- il mio capo ha solo 33 anni e una posizione molto alta nell’organizzazione.

Mi dispiace per l’Italia, mi dispiace che ce ne siamo andati tutti e che pochi vedono prospettive di tornare ( i miei ex compagni universitari italiani sono in giro per il mondo, in Medio Oriente, a Bruxelles, in Germania, a Londra, in Brasile, a New York). E non credo che nessuno di noi tornerà presto!”

Vi aspetto alle 13.30 (CET) sulle frequenze di Radio 24 – Stay tuned!

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