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“Perché non c’è alternativa all’emigrazione?”

Provate a rispondere voi alla domanda che ci pone il nostro ascoltatore Diego, a chiusura della e-mail che ha scritto a giovanitalenti@radio24.it Personalmente, faccio sempre più fatica a trovare risposte e motivazioni. Restano solo tante, troppe domande… su come siamo arrivati a questo disastro.

E se i colpevoli di questa situazione pagheranno mai, per gli errori fatti in questi ultimi 25 anni di progressivo declino italiano.

Ecco la lettera di Diego…

Buongiorno,

Il mio nome è Diego, oggi ho ascoltato il suo programma alla radio. Vorrei presentarmi, fornendo maggiori dettagli: innanzitutto sono un “forse ancora giovane” 38enne, ho un background tecnico caratterizzato da una prima laurea in Scienza dei Materiali ed una seconda laurea in Ingegneria Meccanica, ho un’esperienza professionale pluriennale nell’ambito della ricerca e sviluppo, principalmente svolta nel settore dei dispositivi medici. Per accrescere le mie competenze manageriali sto svolgendo un Master in Business Administration presso la SDA Bocconi di Milano (Executive MBA candidate 2014).

Negli ultimi dieci anni, ho svolto diverse e prolungate esperienze di lavoro, orientate allo sviluppo di nuovi dispositivi e alla riduzione dei costi di fabbricazione degli stessi. Ciò mi ha permesso di sviluppare passione e competenze spendibili professionalmente in diverse aree. Ho gestito autonomamente progetti, ed attualmente gestisco gruppi di lavoro interdisciplinari a livello internazionale.

Oggi sono assunto presso una multinazionale del settore, che nel 2009 ha acquisito la giovane e brillante piccola azienda famigliare italiana per la quale lavoravo. A causa della scarsa competitività, le linee produttive verranno spostate in Messico, dove la manodopera ha un evidente minor costo e, seppur ci venga raccomandato dall’Headquarter di non preoccuparci -perché il sito italiano non è tra quelli che verranno soppressi- non si ha alcuna visione di strategie di medio termine che possano rendere sostenibile questa decisione.

Non mi sbilancio se mi permetto di dire che l’interesse per la mia figura è molto forte, tant’è che dagli Stati Uniti mi aspetterebbero a braccia aperte. Le opportunità di crescita professionale non mancherebbero e la dinamicità del mercato del lavoro mi potrebbe permettere di fare esperienze anche in altre Business Unit. Qui in Italia la prospettiva è di rimanere al proprio posto, svolgendo il compito che mi viene assegnato, senza alcuna possibilità di crescita professionale in attesa che qualcuno si pronunci per il futuro della sede Italiana.

Quindi mi chiedo: dopo tanta fatica, impegno e determinazione nel costruire un bagaglio di conoscenze e competenze, è possibile che non ci siano altre soluzioni per coronare la carriera professionale se non quella di emigrare da un Paese che non valorizza il proprio “Capitale Umano”?

Per adesso tengo duro, ma non so fino a quando…

DIEGO

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