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Ingegnere Elettronico nella Silicon Valley

L’Italia? Una terra sostanzialmente non interessante e poco attrattiva, per ingegneri qualificati e innovativi, come Gabriele Bernardinis, 37enne progettista e design manager in Silicon Valley. Gabriele è il protagonista della puntata di oggi, nella quale torniamo a parlare anche del piano “Garanzia Giovani”, con un’intervista esclusiva al Commissario Europeo per l’Occupazione Laszlo Andor.

Ma torniamo a Gabriele: colpisce, leggendo la sua autopresentazione per il nostro blog, la descrizione che fa dell’Italia. Un Paese “terra di coltura naturale del talento”… dove questo stesso talento viene ucciso sul nascere. Pazzesco, no?

Gabriele si presenta così agli ascoltatori di “Giovani Talenti”:

“Ciao, sono Gabriele, nato  37 anni fa a Udine e -da un anno circa- cittadino americano. La prima migrazione l’ho fatta nel ’95, per studiare Ingegneria Elettronica all’Università di Pavia. Poco prima della laurea mi si e’ presentata l‘occasione di fare un’internship di sei mesi presso un’azienda di progettazione di microcircuiti integrati a Dallas, Texas.

Rientrato in Italia, essendomi laureato proprio durante il crollo del settore tecnologico del 2001, ho deciso di rimanere ancora qualche anno in Università, vincendo un concorso per un posto di Dottorato di Ricerca. Durante il dottorato ho collaborato con alcune aziende italiane del settore… solo in rari casi ho visto esempi di gente meritevole riflessa nella loro posizione, all’interno della gerarchia aziendale.

Ho quindi continuato a guardarmi attorno: nel 2003 mi si e’  presentata una seconda opportunità di internship negli USA: questa volta in California, in Silicon Valley, dove vivo attualmente. Con la California e’ stato amore a prima vista, e da quel momento mi sono posto l’obiettivo di venire a lavorare negli Stati Uniti.

Al termine del dottorato, nel 2004, sono stato assunto da un’azienda americana, con sede anche in Italia, per essere inserito nel loro “rotational program”, sviluppato per far crescere la classe dirigente futura dell’azienda. Ho vissuto per tre anni a sud di Santa Monica, Los Angeles, poi ho deciso di spostarmi più a Nord, nella Silicon Valley, dove lavoro come manager e progettista a “tempo perso”.

L’aspetto di questo Paese che ammiro di più e’ il fatto che la carriera e’ meritocratica e non “politica” : chiunque può arrivare ovunque. E questo vale anche al di fuori delle multinazionali: vedi tutte le start-up iniziate da ragazzini o enterpreneurs nei garage di casa.

In Italia, a mio parere, e’ esattamente l’opposto: abbiamo talento da vendere, ma invece di incoraggiarlo viene sistematicamente soppresso al nascere, confinato, inscatolato. Ma la speranza che qualcosa cambi c’e’ sempre, per cui lascio la porta semi-aperta”.

Vi aspetto alle 13.30 (CET) sulle frequenze di Radio 24 – Stay tuned!

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