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Avamposti della Cultura Italiana nel Mondo

Provoca una strana sensazione leggere la lettera che ci ha inviato Giovanni da Malaga. La sensazione della disgregazione di un modello, della dissoluzione di un “impero”… l’Italia, brand internazionale che ha furoreggiato negli anni del miracolo economico, è ridotto ora a parodia di se’ stesso – proprio in uno dei suoi punti forti, quello culturale.

La lettera di Giovanni, lui stesso emigrato al sole della Spagna, ci ricorda vagamente -mi scuso anzitempo per il paragone- quei soldati giapponesi abbandonati su qualche isola sperduta dopo aver perso la guerra. Stranded, direbbero gli inglesi. Il loro coraggio e la loro determinazione non sono più sufficienti. Dietro c’è solo il vuoto pneumatico, la sconfitta, e il declino inesorabile di un Paese che questo declino -detto fra i denti- se lo è meritato tutto. Per errori suoi, in primis. Non per colpa degli altri.

In bocca al lupo, Giovanni!

“Gentile Sergio Nava,

da qualche settimana ho iniziato a seguire il tuo programma e colgo l’occasione per farti i miei complimenti per l’iniziativa. Mi presento: mi chiamo Giovanni, docente di lingua e letteratura italiana presso l’Università di Málaga, in Spagna.

Ho il piacere di segnalarti l’esistenza di un profilo su Facebook creato qualche settimana fa da me e da alcuni colleghi (docenti di italiano di altre scuole di lingue di Malaga e provincia) che si chiama Culturitalia Malaga: https://www.facebook.com/culturitaliamalaga?fref=ts

L’idea che ci ha spinto a creare questo profilo nasce dalla necessità di salvaguardare la cultura e la lingua italiana (a modo nostro) e di diffondere la realizzazione di ogni evento organizzato a Málaga… e non solo che meriti essere pubblicizzato.

Purtroppo, cosa dire sulla proiezione della cultura italiana all’estero. Cioè, cosa dire della cultura italiana all’estero. Noi italiani pensiamo che la nostra cultura “campi di rendita” e, ovviamente, questo non è vero, anzi: la trascuratezza con la quale viene spesso proiettata la nostra cultura nel mondo lascia molto a desiderare, specialmente se la confronti con quanto fanno altri stati, europei e non.

Ne soffriamo molto noi italiani residenti all’estero, noi docenti che ci dedichiamo all’insegnamento della lingua e facciamo vera diffusione della cultura (specialmente in zone periferiche), con scarsi finanziamenti (anzi quasi nulli) e con poca “assistenza” da parte delle istituzioni consolari (che proiettano i propri sforzi là dove possono e come possono, perché anche loro non è che se la passino molto bene).

E cosa dire della salvaguardia della nostra immagine all’estero? Maltrattata ed usata a piacimento di interessi vari, vedi nomi di ristoranti (fra tutti, LA MAFIA, noto franchising dedicato alla ristorazione) e un altro lungo eccetera. Come se avessimo perso quel prestigio istituzionale che il Made in Italy ha spesso venduto, ben venduto, dappertutto…”

GIOVANNI

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