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Ballerina Emigrante

Lettera bella e amara, quella che ci indirizza la nostra giovane ascoltatrice Alessia, 19 anni appena – con un sogno nel cassetto, e un Paese  che appare sordo ai suoi SOS. Anche perchè emigrare non è sempre semplicissimo, come lei stessa ci racconta. Un grande in bocca al lupo, Alessia… che ti arrivi il successo meritato! In qualsiasi Paese sia disposto a darti un’opportunità, ovviamente…

“Mi chiamo Alessia, ho 19 anni, vivo a Cremona e sono una ballerina.

Attraverso questa lettera vorrei diffondere la mia esperienza di danzatrice: all’età di sei anni mia madre mi iscrisse per caso ad una scuola di danza della mia città e da quel giorno decisi che avrei “fatto della mia vita un’opera d’arte”.

Finito il liceo nel giugno del 2013, il buio assoluto. Tra le cinque “w questions” l’unica ad apparirmi chiara e distinta era “what?”, cosa io volevo, ovvero andarmene dall’Italia per rincorrere il mio sogno e diventare una ballerina. In una settimana organizzai il viaggio e spiccai il volo per Londra, da sola, senza sapere a cosa sarei andata incontro.

Mi allenai con impegno e costanza fino al giorno dell’audizione alla London Contemporary Dance School. Mi ritrovai in una sala, con tanti altri ballerini che come me avevano appeso al body un numerino che ci identificava. Quel giorno capii il vero significato della legge di Darwin sulla sopravvivenza: i più forti vincono sui più deboli, che sono destinati a soccombere. Decisi quindi di assumere il ruolo del leone che mangia la gazzella, così un mese più tardi ricevetti la lettera di ammissione per il prossimo triennio accademico. Ma non è tutto oro quel che luccica. Dalla mia piccola città ho dovuto fare i conti con la vita frenetica di una metropoli.

Ho sperimentato per la prima volta la solitudine, che come una bestia affamata si nutriva ogni giorno dei miei stati d’animo positivi fino a provare solo tristezza, angoscia e nostalgia di casa che mi hanno portata a ritornare in Italia a fine febbraio, anziché rimanere a Londra come programmato. Quando il sogno di sempre incomincia a concretizzarsi, bisogna fare i conti con la realtà che molto spesso ti mette davanti a situazioni difficili, che non avevi calcolato… ecco, io non l’avevo calcolato.

Questa mia esperienza di vita è solo una piccola perla che forma una collana di tante altre piccole perle di giovani artisti italiani costretti ad emigrare. Nel nostro Paese l’arte non è riconosciuta ufficialmente come una vera professione, gli artisti che decidono di rimanere in Italia sono spesso indotti a fare più lavori contemporaneamente, vivendo nella precarietà del domani. Il nostro Governo dovrebbe incentivare le professioni artistiche, valorizzando le ricchezze che abbiamo e facendo risorgere la cultura che è l’unico mezzo per sensibilizzare le persone, per renderle umane e capaci di provare sentimenti elevati.

Ammetto con grande rammarico che tutto ciò mi ha portato a provare un certo rancore verso l’Italia, poiché mi induce a partire per Londra, lasciando il mio cuore qui, alle persone che amo”.

ALESSIA

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