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“Se potessi sarei già lontano…”

Una storia italiana, quella di Fabio, che pensa di andarsene dall’Italia, non appena ne avrà la possibilità. Il suo settore è molto particolare: Disability Manager. Nella Penisola per lui non c’è posto. Così ha preso tastiera e mouse… e ha scritto a giovanitalenti@radio24.it

“Buon pomeriggio Sergio,

è appena terminata la tua trasmissione e mi sono deciso… voglio raccontarti la mia storia, che forse troverai interessante, oppure solamente una delle tante storie paradossali della la nostra bella Italia.

Titolo della trasmissione “Giovani Talenti….” Io ho 42 anni ( giovane?) e forse un talento… la tenacia!!”

Tanti anni passati nella vendita, poi -nel 2000- mi viene fatta una proposta un po’ particolare, non tanto per contratto, ma per la tipologia del prodotto da vendere!

Nel 2000 parlare di barriere architettoniche era come parlare di IPhone nel 1980… con la differenza che quando spiegavo di vendere porta carrozzine o comunque che i miei dispositivi fatti in Italia e frutto di tanta e sana passione, le persone -se non interessate perché colpite loro malgrado dal problema ( disabilità grave e permanente) si toccavano le p….. oppure facevano gli scongiuri….

Da qualche anno conoscevo bene la disabilità: mia sorella dal 1990 era una delle sfortunatissime persone ad avere la sclerosi multipla, per cui sapevo molto bene dove finiva la sfortuna e iniziava il rispetto e la dignità che queste persone meritavano e pretendevano giustamente autonomia.

Paradossalmente mi sentivo fortunato,  vedevo e capivo che il mio lavoro aiutava me e le persone alle quali risolvevo diversi problemi, mi formavo ogni giorno e capivo quale immenso mercato e opportunità era la disabilità.

Il mio primo vero corso di aggiornamento fu la malattia di mia madre nel 2001: un ictus, poi nel 2006 mio padre con due tumori facevano il resto e la mia formazione personale e professionale si arricchiva….

…dico bene…si arricchiva: dovevo ogni volta capire e comprendere nuove esigenze, nuove metodologie di approccio e nuovi prodotti, ero costretto a fare ricerca e diventavo sempre più competente. Nella mia azienda, allora a conduzione familiare, ero diventato la persona che selezionava e formava il personale, dal venditore al magazziniere, alla persona che al telefono doveva fornire informazioni.

Fino al 2009, con tanta fatica, faccio di tutto (per far questo assumo due badanti), poi cerco di organizzare un albo nazionale dei professionisti del settore per permettere loro una formazione adeguata e per le aziende una scuola che fornisse competenze e strumenti ad ognuno degli operatori, e per le persone (clienti finali) la garanzia di avere personale presso le loro abitazioni serio e competente…. non ti puoi immaginare la burocrazia. Porte chiuse, politici che promettevano e persone immorali… il tutto mi rendeva arrabbiato e frustrato, come professionista e come figlio e fratello di persone con gravi disabilità, ne percepivo la necessità vedevo ogni giorno risorse sprecate e il problema aumentava e aumenta!

Si stima che il 5% della popolazione sia affetta da gravi disabilità senza contare quelle degenerative, quelle non classificate e i grandi obesi con questi si arriva al 36%…

Finalmente nel 2011 viene organizzato il primo corso per Disability Manager presso l’Università Cattolica di Milano: spendo con grande gioia 3000 euro e 4 settimane di ferie per fare il corso, poi competo il tutto con il corso di “Tecnologie per l’autonomia e l’integrazione sociale delle persone disabili  per persone con Disabilità ” presso il Don Gnocchi di Milano altri 2000 euro  e permessi non retribuiti. In entrambi i corsi la premessa del primo giorno fu… non pensate di fare questi mestiere in Italia – non c’è nessuna legge che vi potrà garantire un posto di lavoro. Che cavolo serve allora la formazione se poi non viene spesa nelle sedi opportune?

Nel 2011 la mia azienda viene acquisita  da una multinazionale già del settore: spiego la mia posizione professionale portando un dossier e tanto tanto materiale a supporto , poi spiego la mia situazione familiare e la mia allora impossibilità alle lunghe trasferte…

La risposta dell’ AD fu molto semplice: il corso, una cosa inutile (la solita robetta all’italiana, commentava). Peccato che  il ruolo di Disabilty Manager sia recepito in ambito europeo e che già nel libro Bianco di Sacconi si parlava di questa figura indispensabile nelle aziende private che forniscono servizi e nelle pubbliche amministrazioni, o comunque nei comuni sopra i 50.000 abitanti. Ma non c’ una legge: io non voglio leggi per lavorare, voglio poter dimostrare il mio valore senza nessun obbligo da parte di nessuno.

Alla fine (grazie alla mia competenza in materia di dritto delle persone con disabilità e dei familiari che li assistono ) esco per due anni di congedo straordinario per cercare di risolvere le gravi e documentate questioni personali, ma il giorno del  mio rientro dopo cinque minuti vengo licenziato per giusta causa (riassetto organizzativo ).

Figlio della generazione che credeva che dopo 14 anni di contratto a tempo indeterminato nella stessa azienda e con tanta (troppa) esperienza e unico con quelle competenze , faccio causa all’azienda…. in tribunale perdo. Tutta la vita mi sembra sotto sopra!

Da mesi cerco di ricollocarmi: sono uno dei 120 Disability Manager in Italia, siamo esperti nella gestione delle risorse in un ambito così delicato e strategico come quello della gestione delle risorse per fornire migliori e adeguati servizi fornendo il naturale cuscino tra richiesta e offerta in un ambito così difficile da trattare e risolvere.

Uffici tecnici dei Comuni sopra i 50.000 abitanti  neppure ripondono alla mia auto candidatura: per molti avere un Disability manager equivale ad avere assunto un disabile e mi rispondono “ne abbiamo già uno grazie”….

Un caro saluto e appena lascerò questo Paese con tanto rammarico ti manderò una cartolina!!!”

FABIO

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