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Ricetta per il Futuro: Giovani e Donne

Lettera determinata e appassionata, quella che ci invia la nostra ascoltatrice Giulia. Dopo un periodo all’estero, ci racconta come vede ora l’Italia. Con occhi ovviamente diversi…

+++Ne approfittiamo per ricordarvi di inviarci le vostre riflessioni, anche sui temi che lanciamo settimanalmente in onda, a giovanitalenti@radio24.it

“Ho 32 anni, sono nata a Padova e mi chiamo Giulia. Abito a Milano.

Sono figlia di giovani imprenditori, con infanzia bella ma un po’ tumultuosa che mi ha permesso di formarmi presto (preferisco fermarmi qui su argomento infanzia). Ho studiato ingegneria e ho preso una seconda laurea in Danimarca poiché ho vinto una borsa di studio. Dopo qualche mese in Italia torno all’estero perché attirata dall’internazionalità respirata durante la fase accademica. Inizio come commerciale interno senza esperienza a 21Ksterline in Inghilterra. Volevo avere nel mio curriculum professionale l’esperienza in America, così dopo qualche anno negli UK sono partita, sempre come pioniere, testa bassa, in condizioni modeste da cui nel mio piccolo ne ho tratto esperienza e soddisfazioni. Poi mi si presenta un occasione italiana che accetto perché un po’ stanca di essere un immigrata.

Alla fine in Italia si sta bene….. ma giustamente evitiamo di dirlo troppo forte! Si mangia bene, si ha più diritti come lavoratore (per chi ha un lavoro), c’è un bel clima, si ha una buona qualità di vita, il mare, le montagne, l’arte,.etc Detto fin qui, sembra tutto apposto…. ED INFATTI E’ COSI’! perché il primo punto fondamentale che ho imparato all’estero è che nessun paese è meglio o peggio di noi italiani. Abbiamo tutto e forse ancora di più rispetto agli altri paesi.

Altro punto importante è che secondo me bisogna amare il proprio paese per starci bene: in ogni nazione che ho vissuto, sono arrivata a conclusione che il nazionalismo che da la forza ad un paese. Possiamo averlo anche noi, se aboliamo il disfattismo; e mi pare che vi è un bel “working progress” in questi mesi in Italia in merito …

Nonostante questo …. vi è sempre da migliorare ed anche qui vi è un bel “working progress” per fortuna in questo periodo… : SPAZIO AI GIOVANI! Dato il mio background e l’esperienza estera, sono tornata in Italia ed ho ricoperto ruoli che di solito hanno gente che ha 20 o 30 anni più di me quindi il mio ruolo italiano ha creato talvolta delle difficoltà di comprensione per i colleghi italiani. La differenza con l’estero del rapporto giovani e lavoro,qual è? Nessuna francamente!, si … vi è più meritocrazia all’estero e la “rottamazione” è più normale. Rimane comunque il fatto che anche all’estero ci sono persone più mature ai vertici e ci sono i giovani più in basso, ma se i giovani all’estero riescono a scalare è anche perché sono più forti: in Italia, soprattutto i giovani forse, sono abituati a stare troppo bene e non sanno fare troppa fatica!(mi taglio fuori, perché avrò cose che non sono brava, ma mi do da fare).

Tornare in Italia dall’America… mi sembra di essere tornata indietro di 10 anni tante volte: gestione tra uomo e donna, gestione tra vari livello di lavoro, gestione burocratica a lavoro, ottimizzazione delle logistiche, voglia di arrivare ad una soluzione … anche nella vita privata, ricordo in Danimarca che ragazzi di 20 anni avevano figli mentre studiavano e nel contempo magari si organizzavano per il futuro; e se devo spezzare una lancia per gli Italiani, in Danimarca questo avviene perché hanno sussidi statali per le donne, per chi vuole prendersi una pausa dallo studio.

E se devo dare un punto alla Danimarca … ci sono questi sussidi perché i Danesi cittadini in media secondo me sono più ONESTI degli italiani ed il sistema RIPAGA con sicurezza al cittadino. (mi fermo qui se no si andrebbe avanti per ore nell’argomento …) Almeno in Italia non ci suicidiamo come in Danimarca, o beviamo come in Danimarca o abbiamo donne che bevono ubriache per strada come in Danimarca (come si vede, ogni paese il suo punto più o meno).

La prima conclusione è DARE SPAZIO AI GIOVANI e partite dalle famiglie: Il ragazzo a 18anni secondo me deve essere fuori di casa, convivendo con inquilini e studiando o lavorando (e se è fortunato con qualche sussidio della famiglia e dello stato). Molti dei miei coetanei e più giovani di me, mi permetto di dire, che hanno una grande difficoltà a competere con il mondo anche perché molti sono ancora a casa e non hanno occasione di capire la responsabilità. Il datore di lavoro vuole persone che si danno da fare e responsabili. E ti dai da fare solo per una cosa, PAGARE LE BOLLETTE! Sta secondo me anche nel compito dei genitori aiutare i propri figli a darsi da fare.

La seconda e ultimo tema e conclusione della mia storia è relativo alla maternità ed al lavoro, sia perché mi tocca personalmente, sia perché forse è un tema ancora più delicato di donna e lavoro. Mi ha mosso il fatto che una volta un cacciatore di teste mi ha detto di rispondere ad un colloquio che non volevo avere figli per passare una selezione, per questo mi sto muovendo con blog e social network nel mio piccolo. Non ho le condizioni al momento di maternità, e mi viene etichettato senza che ne parli e senza che lo chieda, NON LO TROVO GIUSTO!

Ho fatto un indagine: l’Italia tratta bene la maternità come legge. Allora, perché invece di discriminare la donna quando ha sulla trentina o anche meno e che serve nel mondo del lavoro in questo momento come l’uomo, visto i tempi di poca occupazione e di ripresa dell’Italia, si gestisce il tema con intelligenza e collaborazione? La donna segue la legge di maternità senza abusarne e lavora con responsabilità e l’azienda non la discrimina…

Ho letto decine di post in cui donne non trovano lavoro solo perché sono donne … già c’è problema di occupazione, non si può discriminare nel lavoro la donna solo perché è donna, perché ora c’è bisogno che tutti lavorino, uomo e donna! Se una donna è brava nel lavoro ed ha raggiunto un suo livello di carriera quindi con responsabilità mansioni e trasferte, bisogna anche permetterle di avere una sua vita privata ed una sua maternità mantenendo il suo ruolo, LE AZIENDE DEVONO INIZIARE A TENER DI BUON CONTO E GESTIRE UNA DONNA CHE PUO’ ENTRARE IN MATERNITA’. PERCHE’ IL LAVORO secondo me NON E’ QUANTO LAVORI MA I RISULTATI”.

GIULIA

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