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Un lavoro chiamato Utopia

Un vero e proprio baratro, quello che spalanca la nostra ascoltatrice Monia. La sua è una professione -premettiamo- molto particolare, ma la sua lettera è veramente un condensato -in presa diretta- dell’Italia più superficiale, clientelare, improvvisatrice… e chi più ne ha, più ne metta.

“Sono una vecchia -ironica- idealista. Mi chiamo Monia, ho 42 anni, mi sono laureata alla prima sessione prevista, con punteggio alto ma senza lode, all’Università di Ferrara nel 1997.

Facoltà di Medicina e Chirurgia, corso di Tecniche di laboratorio biomedico ad indirizzo istocitopatologia. Scopo dei miei studi: diventare un tecnico di laboratorio biomedico! Il mio iter toccava materie di alto pregio, biologia molecolare, immunoistochimica, fisica sanitaria, ecc..

Terminata l’università l’Italia mi ha offerto, districandomi tra clientelismi, concorsi pilotati, successioni genetiche di figli di, parenti di, amici di… uno splendido posto di lavoro in un’ Asl romagnola, per fare il topo di laboratorio. E non per mancanza di strutture o fondi, ma per mentalità improntata sulla mancanza di meritocrazia. “Devi fare lo statale, cosa vuoi di più ?”

Ma il mio idealismo?Il mio amore per la ricerca, per la sperimentazione e l’innovazione? Il mio amato e sudato titolo si studio?

Una branca della mia formazione universitaria prevede il “settoraggio”, ossia l’esecuzione delle autopsie, siano riscontri diagnostici che medico legali. Così, dopo anni di elemosina di opportunità, sono riuscita a diventare con orgoglio la “prostituta” dei medici legali, creandomi una professione parallela e legalmente approvata in azienda.

Cioè, lavorando per le procure a servizio dei medici nelle sale settorie ove richiesta, in qualsiasi orario, giorno, momento, evento.

Mah… in Italia la mia figura professionale non esiste!!! Quindi? Chi siamo? Chi ci tutela? Chi ci riconosce? Nessuno.

Recentemente il Ministero dell’Università ha istituito un Master di tecniche autoptiche, che ripercorre tutte le materie da me già affrontate in precedenza, ma indirizzato a chi? Sbocchi zero, inquadramento zero, profilo zero, futuro nebbioso, riconoscimenti zero.

Grandioso!!!!!!!

Ho ricercato colleghi italiani ed europei: in questo sistema globale ognuno si arrangia come può, cioè senza professionalità, senza preparazione, senza  meriti, mossi tutti dal medesimo ragionamento, l’ambiente autoptico non produce economia sia per le strutture ospedaliere che per i comuni, spaventa l’opinione pubblica, è vittima di antichi pregiudizi e -lavorando all’ombra del medico- non dà lustro.

Con fatica, ma mai rassegnazione, ho indagato a fondo alla scoperta di chi erano gli esecutori miei pari grado di altre realtà italiane, cioè chi realmente eviscerava, catalogava reperti, prelevava campioni dalla salme per istologia e tossicologia, faceva tanatoprassi, collaborava con i reparti speciali delle forze dell’ordine, polizia e carabinieri, ecc..

Risultati??!!!

Un ex-macellaio assunto con contratto simil-legale ma con una buona mano per tagli, pensionati per arrotondare i loro stipendi esentasse ( in nero), disagiati sociali  con varie devianze a cui si deve un minino stipendio sociale, impresari funebri, infermieri riciclati per esubero personale interno, operatori assistenziali (OSS, OTA) in attesa di prossimo pensionamento ecc ecc… Non male come minestrone, visto che in mancanza di una legislazione certa chiunque è ammesso agli obitori. Ma le associazioni di categoria e i sindacati? Visto che l’assistenza  tecnica prevista dalle autopsie medico legali è pagata dal Ministero di Grazia e Giustizia?Tutti non vedono, non sanno, non sentono.

Questa è un altro piacevole ed ironico specchio del nostro Paese“,

MONIA