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(Giovani) Avvocati che restano

Pubblichiamo con qualche mese di ritardo (sorry about that…) l’interessante lettera che il nostro ascoltatore Antonio ci ha inviato, reagendo alla puntata in cui vi abbiamo raccontato la storia di un giovane avvocato italiano al lavoro a NY. E specializzato in immigrazione.

Questo per dire che Antonio non ci sta: lui in Italia vuole rimanere, pur non rinunciando al confronto con l’estero.

Nella lettera ci spiega perchè…

“Mi chiamo Antonio, 30 anni, avvocato penalista del foro di Catania.

Ho ascoltato con molto interesse (seppur in differita) l’intervista al collega Simone Bertollini che opera a New York.

Un percorso più o meno simile (laureato a 24 anni, avvocato al primo tentativo appena compiuti i 27 anni), ma con un obiettivo primario: lavorare nel luogo dove sono nato!

Se da un lato è innegabile che in Italia vi siano delle barriere che ostacolino, e non poco, l’accesso alla libera professione, dall’altro lato ritengo che  trasferirsi all’estero non sia l’unica soluzione.

Ecco, io ho fatto la scelta opposta.

E’ assolutamente vero quando parliamo di barriere, tirocinio e sfruttamento, mancata remunerazione, percorso universitario farraginoso ecc.. Occorre però credere sino in fondo che il mercato riserva una fetta per tutti, e non bisogna abbattersi alle prime difficoltà ( soprattutto i neo laureati in legge). Certo i guadagni, almeno in origine, non saranno mai proporzionati al lavoro svolto. Sono tuttavia convinto che noi tutti, giovani avvocati, raccoglieremo in futuro ciò che oggi stiamo seminando.

D’altronde qualcuno dovrà pure rimanere in Italia e fare in modo che il nostro Paese diventi più bello e ricco.

P.S.: il sistema anglosassone è comunque molto affascinante e per certi versi migliore di quello italiano (quanto meno sotto il profilo processual-penalistico). Sto studiando  per abilitarmi ed esercitare nel Regno Unito (in base a una direttiva Europea). Ciò per dare un senso ai miei studi linguistici liceali e alla mia passione per l’inglese”.

ANTONIO

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