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“Fidarsi dell’Italia no – ma di alcuni italiani, sì…”

Storia di Controesodo davvero interessante, quella del nostro ascoltatore Marco, rientrato dalla Spagna: un percorso al contrario, che ha trovato il giusto approdo nella Penisola. Luogo che resta incerto, questa Italia, con un sistema-Paese ancora inaffidabile.

Ma dove si possono trovare delle oasi in cui lavorare. Tempo di tornare e ricostruire?

“Buongiorno Sergio,

ho 37 anni, non mi definirei proprio giovane, ma forse la mia storia può servire ad altri della mia generazione a non smettere di essere curiosi e cercare la propria strada.

Nel 2003 mi sono laureato in Architettura al Politecnico di Torino, con una tesi di Progettazione sulle Olimpiadi Torino 2006, insieme ad un collega di Economia e Commercio. Un viaggio a Losanna insieme, la collaborazione con il Toroc, capitoli condivisi, 2 discussioni e molta soddisfazione per il lavoro svolto.

Poco dopo faccio un colloquio per lavorare come site manager nel Toroc. Prima un incontro attitudinale, poi quello tecnico, entrambi con riscontro molto favorevole. Mai più sentiti.

Decido allora di partecipare al progetto Leonardo per fare un’esperienza internazionale, vinco una borsa di lavoro presso lo studio Carlos Ferrater di Barcellona in Spagna, dove lavoro su concorsi internazionali e su progetti urbani. Mi ambiento in fretta nella capitale catalana, e muovendovi un po’ trovo clienti spagnoli/catalani: decido di mettermi in proprio, aprendo uno studio con un socio. Faccio il progetto di una villa per un privato, studi di fattibilità per un’impresa di costruzione, poi il mio primo palazzo, la mia prima residenza unifamiliare, poi un centro commerciale.

…e poi arriva la crisi, tutto si ferma, decido di reinvestire nella formazione professionale. Faccio un corso a Barcellona di direzione lavori, e decido poco dopo di reimpatriare, per mettere a frutto ciò che ho imparato all’estero.

Al rientro, nessuna orchestra nè comitati di accoglienza, com’è ovvio. Molta curiosità fra i colleghi, ma anche molta diffidenza. Qualche progetto, anche grande, alcuni cantieri di interni – in sintesi, una prospettiva di lavoro non chiara. Decido di approfondire ulteriormente la mia formazione nel campo del management, e partecipo ad un Master in Business Administration alla Saa.

Dopo il master, trovo un annuncio per Project Manager e vado al colloquio. Il posto di lavoro sembra molto interessante, l’ambiente giovane e dinamico. Un bioparco in piena espansione, un progetto d’impresa carico di competenze e passione, ed un masterplan architettonico pieno di belle idee. Da quasi 2 anni vi lavoro, con un carico di ore che mi permette di portare avanti anche progetti personali.

Durante questi ultimi 10 anni, ovvero da dopo la laurea, in molti momenti ho faticato a capire quale fosse la miglior decisione da prendere, e tutt’ora so che la mia carriera corre lungo binari incerti, ma non ho mai smesso di provarci, mettendomi in gioco e acquisendo competenze specifiche e trasversali.

Dell’Italia come sistema so che non posso fidarmi, di alcuni italiani… sì, eccome”.

MARCO

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