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L’Italia – un Paese al contrario. Anche in campo medico

Beh… che dire: la lettera del nostro ascoltatore Felice, giovane medico radiologo, centra nel segno. Può un Paese investire le poche risorse disponibili nella formazione di eccellenti futuri medici, e poi obbligarli -di fatto- ad emigrare? Non è questa una politica semplicemente idiota? Si, lo è.

Noi continuiamo a denunciare queste follie del sistema-Italia: nella speranza che qualcosa cambi. E che cominciamo finalmente ad allinearci al resto dei Paesi sviluppati. Lasciando la Serie B, in cui ci siamo autoretrocessi.

La lettera di Felice:

“Sono un giovane medico radiologo . Ho conseguito laurea e specializzazione a Napoli, ma durante il mio percorso formativo ho passato un anno in Belgio (università di Lovanio), nel bellissimo ed efficientissimo ospedale universitario, e tre mesi agli spedali civili di Brescia. In entrambi i casi con l’intento di migliorarmi in campi specifici della radiologia.

Finita la specializzazione (ho 11 pubblicazioni internazionali all’attivo, più contributi a libri specialistici  -in italiano ed in inglese- partecipazioni a congressi, ecc.) ho vinto una fellowship di un anno a Toronto, nel dipartimento di neuroradiologia di uno dei più importanti ospedali pediatrici al mondo – il SickKids (o Hospital for Sick Children).

Qui ci sono molti altri fellows da ogni parte del mondo: ho rilevato una interessante politica di formazione operata dagli altri Paesi (soprattutto arabi): specialisti selezionati vengono mandati in grandi ospedali come questo (pagati dal Paese di origine) per fargli svolgere una fellowship, con l’obbligo però di tornare in patria alla fine della stessa.

In questo modo i Paesi di cui sopra sfruttano gli alti profili professionali degli ospedali di destinazione, per arricchire il bagaglio dei propri professionisti. Il contrario succede in Italia, dove le istituzioni investono nella nostra educazione, e poi -non essendoci risorse disponibili- molti di noi sono costretti a spostarsi.

I grandi ospedali sfruttano queste risorse scegliendo i migliori e testandoli per un anno o più, salvo poi decidere se continuare ad investire ancora in loro o no. Reputo questa una politica assolutamente ottusa, che andava segnalata”.

FELICE

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