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“Expat” di professione… momentaneamente in Francia

Una puntata dal “flavour” assolutamente internazionale, quella che vi proponiamo oggi. Storia di Silvia Macri, 34enne Senior Research Analyst per una società internazionale di ricerche di mercato, in Francia. Una vita professionale trascorsa interamente all’estero, la sua, tra Medio Oriente ed Europa.

Una storia percorsa da una domanda fondamentale: un profilo come il suo, in Italia, verrebbe anche solo compreso… per non dire valorizzato?

Silvia si presenta così, agli ascoltatori di “Giovani Talenti”:

“Mi chiamo Silvia, ho 34 anni, calabrese, da 10 anni vivo all’estero. Ho vissuto in 5 paesi diversi, spinta da un’indole irrequieta, passione per il mondo arabo e le sue contraddizioni, tanta curiosità e bisogno di confrontarmi con altre culture, per aprire la mente e crescere.

Ho lasciato l’Italia dopo la laurea in Scienze Internazionali e Diplomatiche a Forlì. Ho completato gli studi in patria, perché credevo, e ne sono ancora convinta, che il modello educativo italiano abbia molti vantaggi rispetto ad altri, per lo più orientati a fornire basi pratiche – che pero’ risultano essenziali nella ricerca di un lavoro.

In Inghilterra, ad Exeter, è arrivato per me l’anno della svolta. Dopo il Master in studi sul Golfo Arabo, sono stata selezionata per il programma dei volontari delle Nazioni Unite (patrocinato dal Ministero degli Esteri) a Il Cairo. Subito dopo ho trovato un lavoro come ricercatrice/giornalista di energia del Medio Oriente a Beirut. L’esperienza nel cuore del mondo arabo ha avuto un ruolo essenziale nella mia formazione. Ne parlo sempre e comunque con entusiasmo, ma sia l’Egitto sia il Libano mi hanno segnata profondamente.

Il Cairo e’ una città che si odia e si ama allo stesso tempo: lavorando all’ONU ho potuto osservare la societa’ egiziana pre-Primavera Araba da una posizione privilegiata. Beirut invece è una città che vive alla giornata, il luna park degli adulti, come mi piace definirla. Dopo 5 anni in Medio Oriente, non ne potevo più, avevo perso un po’ il senso della realtà, e ho sentito il bisogno di riavvicinarmi alla cultura ed alla società europea.

Tornando in Europa ho avuto il cosiddetto shock culturale al contrario. Nel Vecchio Continente, oggi, sembra che l’individualismo la faccia da padrone e -sebbene le città arabe diano spesso la sensazione di non avere un minimo di vita privata- la solitudine nelle città europee risulta a volte insopportabile.

Sono probabilmente un’expat atipica, anche se ho conosciuto tanti italiani all’estero come me. Ho avuto finora la fortuna di viaggiare e ricominciare, e di crescere professionalmente come non avrei potuto se fossi rimasta in Italia. Adoro il nostro paese, mi sento molto italiana, e non nascondo i miei pregi e difetti di una donna italiana del sud. Ma alla luce del mio percorso non so se riuscirei a trovare uno spazio nel Bel paese, dove non ho mai lavorato, e non so se mi troverei a mio agio.

Probabilmente Parigi non è la mia ultima destinazione. La vita da expat diventa quasi una filosofia di vita. Purtroppo, non esistono confini o limiti, perché cambiare è più facile che adattarsi”.

Vi aspetto alle 13.30 (CET) sulle frequenze di Radio 24 – Stay tuned!


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