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“Non sono giovane… ma la voglia di andarsene la capisco molto bene”!

Sintetica, diretta e schietta la lettera del nostro ascoltatore Michele, che prova a squarciare il velo di ipocrisia che circonda i concorsi pubblici italiani nel settore medico. Lo fa con poche righe, e un link a un video su You Tube, che spiega meglio il suo punto di vista. Non possiamo che complimentarci per la sua onestà intellettuale.

La domanda resta: quanto i concorsi italiani sono una semplice messinscena?

Vi invitiamo a leggere la sua lettera e a guardare il video:

“Gentile Sergio Nava,

non sono giovane (ho 51 anni), e forse neanche un gran talento, ma la voglia di espatriare per sottrarsi alla palude professionale italiana la capisco molto bene lo stesso. Sono un cardiochirurgo nel pieno della sua maturità professionale, e, tristemente, vedo molti giovani colleghi che, dopo la laurea e la specializzazione, sono costretti a lasciare il nostro Paese e a cercare uno sbocco lavorativo all’estero.

A muoverli non è solo la ricerca di uno stipendio (pur determinante, beninteso), ma è anche il desiderio di vedere riconosciute competenze, studi e sacrifici, è il desiderio di essere inserito in una squadra dinamica, giovane, aperta alle novità del settore, che incentiva pro-attività ed impegno, il tutto senza il peso della nostra organizzazione gerarchica (che fa sembrare la carriera di un chirurgo simile alla scalata di una vetta).

L’opacità del sistema che seleziona le posizioni apicali (i concorsi per diventare primario),  penso sia demotivante per un giovane ad inizio carriera, e possa quindi costituire anch’essa un “drive” per la fuga. Purtroppo, i concorsi pubblici da “primario” Cardiochirurgo non garantiscono trasparenza e meritocrazia, che è, paradossalmente, più presente nelle scelte apicali operate dalle strutture private. E, forse, il discorso si potrebbe estendere anche ai concorsi per le posizioni da “assistente”.

Semplicemente, i concorsi sono uno strumento obsoleto ed inadeguato, che andrebbe superato (ma all’estero, esistono?). Però, come garantire, in un Paese come il nostro, che la scelta diretta da parte del “decision-maker” non sia clientelare e viziata da raccomandazioni?

L’argomento è complesso, ma, se fosse interessato, può ascoltare il mio intervento su questo tema (13 minuti circa) al Congresso SICCH a Roma nel novembre 2014, in cui non ho assolutamente la presunzione di suggerire soluzioni, ma tento solo di squarciare, pubblicamente, il velo d’ipocrisia al riguardo: https://youtu.be/5McuoO23HSc“.

Cordialmente”,

MICHELE

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