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“Destinazione futuro”

Riceviamo e pubblichiamo questa bella e positiva lettera dalla Polonia, scritta a “Giovani Talenti” da cinque studenti del Collegio d’Europa, prestigiosa istituzione formativa comunitaria. Una lettera piena di ottimismo, che ci mostra quella che sarà -in futuro- la nostra classe dirigente: internazionale, europea, aperta al mondo e alla globalizzazione.

Insomma, un vero e proprio antidoto ai mali endemici italiani…

“Uniti nella diversità è il motto dell’Unione Europea. E lo si può applicare proprio al College of Europe, uno delle più prestigiose istituzioni accademiche europee che nella sede di Natolin (Varsavia) si fonda sull’interdisciplinarità. Siamo i cinque italiani tra gli studenti di oltre quaranta Paesi, provenienti da vite e con cammini diversi, che la voglia di conoscere l’Europa ha portato a Varsavia. Oltre agli studi internazionali ed europei, le facoltà che a primo avviso sembrerebbero le uniche a dare diritto a tale istituzione, abbondano non solo laureati in economia e giurisprudenza, ma anche in storia, letteratura, storia dell’arte, archeologia o lingue.

Prima riflessione. Le materie umanistiche, tanto bistrattate nel nostro Paese, sono al contrario fondamentali nel percorso di studi europei: un principio che troppo spesso l’Italia tende a dimenticare. Ciò detto, i cammini personali degli studenti sono i tra più vari: dai neolaureati, a coloro che hanno lasciato un lavoro per venire qui, dai più esperti ai più giovani. A fianco di chi ha da poco superato la ventina, si prepara al futuro anche un numero non trascurabile di allievi con bambini, che subito diventano le mascotte del campus. Si tratta talvolta di una scelta sofferta: vivere un anno lontano dagli affetti più cari o costringere la famiglia al trasloco in una città straniera? Queste sono solo alcune delle difficoltà, delle differenze e delle problematiche che ci fanno interagire e ci accrescono reciprocamente, umanamente e culturalmente.  Un ambiente che -giorno dopo giorno- ci porta a condividere esperienze e storie di vita diverse, facendoci sentire un po’ più cittadini europei e di tutto il mondo.

Riflettiamo ancora: cosa significa per noi l’Unione Europea? Accettare e riconoscere, parlare e discutere con le diversità e le differenze (di provenienza, di educazione, di religione), su ogni tema e di qualsiasi argomento senza inibizioni. Perché appunto: siamo uniti, ma anche diversi. E in questo periodo storico di paure, conflitti e differenze che appaiono inconciliabili, raggiungere questa consapevolezza e tolleranza ci sembra già un enorme risultato.

Ma veniamo al dunque: quale cammino ci porta fino al College of Europe? E di cosa si tratta? Il filo conduttore è la passione per gli studi europei. La scelta di creare due campus è infatti significativamente legata alla storia dell’integrazione europea. La sede originaria infatti si trova a Bruges, nel cuore di uno degli stati fondatori, mentre la seconda sede (la nostra!), nel Paese che ha aperto la cortina di ferro, la Polonia.

Noi, siamo cinque ragazzi provenienti da famiglie di ogni regione, senza troppi grilli per la testa e senza la presunzione di essere migliori dei milioni di giovani italiani che lottano con ostinazione per mantenersi nel nostro Paese. E non ci sentiamo certo un’élite in questo senso. D’altro canto, se abbiamo scelto di intraprendere il difficile processo di selezione che ci ha portato fin qui è perché siamo consci del prestigio internazionale di questa istituzione, e speriamo che un titolo di studio conseguito al Collegio possa facilitare il nostro sviluppo professionale, oltre che far bella mostra di sé sul CV.

Ultima riflessione. L’Europa è il mondo che più ha da offrire, ed a cui noi, chi con più o meno convinzione, aspiriamo. La naturale continuazione del nostro percorso dopo vari anni di studi. Ma non pensiamo che la strada sia spianata e non ci aspettiamo che lo sia, consapevoli  delle difficoltà che ancora ci attendono. Con l’Italia come punto di riferimento, e, perché no, anche con la speranza di riabbracciarla tra qualche anno“.

Andrea, Giorgia, Giovanni, Marco e Tommaso

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