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“Imparate a rischiare!”

Atmosfere d’Africa, in questa straordinaria lettera, che ci invia il nostro ascoltatore Antonio da Nairobi. Conto di farla leggere presto in trasmissione, perché merita un palcoscenico ben più ampio di quello di un semplice blog. In poche righe Antonio fa a pezzi la mentalità retrograda e provinciale italiana, individua i problemi principali del nostro sistema formativo e di quello lavorativo, prima di chiudere con uno splendido incoraggiamento ai suoi coetanei.

Davvero imperdibile, believe you me:

“Caro Sergio Nava,

mi chiamo Antonio e scrivo dal Kenya, precisamente da Nairobi. Attualmente sono tirocinante presso l’United Nations on Drug and Crime. Il mio ufficio è uno degli ambienti più multiculturali in assoluto: uno staff di oltre 30 persone che vengono da ogni parte del mondo con esperienze e competenze diverse. Collaboro a progetti di contrasto della criminalità organizzata e terrorismo nel Corno d’Africa.

Studio “Human Rights and Multi-level Governance” a Padova, sono laureato in Scienze dell’Investigazione, master in Information Security e sono -infine- perfezionato in scenari internazionali della criminalità organizzata.

Ho fatto alcuni brevi esperienze come security consultant, e varie esperienze più lunghe come volontario in alcune organizzazioni italiane no-profit che si occupano di contrasto alla criminalità organizzata e difesa dei diritti umani.

Ho deciso di candidarmi per l’attuale posizione  lavorativa per testare me stesso e le mie capacità, oltre che per iniziare una carriera internazionale.

Le prime settimane nel nuovo continente non sono state facili. La vita e il tempo scorrono diversamente in Africa, i mezzi pubblici e le infrastrutture  non sono ancora equiparabili alle nostre.

Mi sveglio la mattina alle 5 per raggiungere l’ufficio alle 8… per un espatriato alla prima esperienza Nairobi può diventare una città pericolosa. C’è una notevole differenza culturale, ma non posso lamentarmi, cerco di vivere come un qualunque kenyota. Gli espatriati vivono in grandi case, si spostano in taxi e in aereo. Io mi sposto con il matatu, un piccolo pulmino, nonchè principale mezzo di trasporto in Africa. Vivo in un discreto monolocale: ogni giorno provo a integrarmi il più possibile. Se si crede nel proprio lavoro si supera ogni ostacolo.

Tornerò in Italia a maggio, ma considererò la mia permanenza provvisoria. Dopo la luarea tenterò di espatriare ancora.

Nel nostro Paese non è impossibile lavorare, ma è decisamente più difficile fare carriera. Il nostro contesto lavorativo è piuttosto datato, continuiamo a sognare il posto fisso per tutta la vita.

Troppo spesso quando si è alla ricerca di un lavoro in Italia conta di più il network personale, a discapito delle competenze.

Le maggiori aziende e istituzioni sono colme di persone con esperienza ventennale, ma con mentalità centenaria. Come altre volte è stato detto nella tua trasmissione non c’è spazio per i giovani, siamo un Paese di vecchi.

Nonostante tutto il nostro sistema universitario è abbastanza buono. Lo studente non ha necessità di affidarsi ad una struttura privata per ottenere una buona formazione. I più grandi svantaggi del nostro sistema formativo riguardano le competenze linguistiche e la pratica. Il nostro inglese non è sufficiente, quindi se lo studente non viaggia e non pratica, e non sviluppa la propria abilità nelle lingue straniere, perderà opportunità preziose. Riguardo la pratica, purtroppo è anche peggio della lingua straniera. I nostri professori dedicano troppo tempo alle teorie o alla storia di una disciplina… e dimenticano di insegnarci come si sviluppa e si gestisce un progetto, o quali risorse e strumenti abbiamo per completare un lavoro. Infine, la nostra università deve finalmente degnarsi di integrare un vero sistema di orientamento al lavoro.

Un piccolo consiglio a chi -come me- sogna una vita degna delle proprie competenze  e aspirazioni, che ormai è come una mantra quotidiano per me: uscite dalla vostra zona di comfort!

La maggior parte delle persone vive la propria vita facendo le stesse cose ogni giorno: sono terrorizzate dal provare cose nuove. Non considero i miei coetanei un popolo di bamboccioni, ma credo che alcuni perdano troppo tempo a lamentarsi del sistema lavorativo italiano invece di sviluppare competenze e guardare altrove. Aspettano l’occasione della propria vita immobili, come se tutto dipendesse dalla ruota della fortuna.  Spesso si è troppo timidi per telefonare o scrivere ad  un noto manager per chiedere un consiglio professionale, o si rimanda continuamente la candidatura ad un lavoro, perché non ci riteniamo all’altezza. Se vogliamo una  vita di successo dobbiamo essere originali, dobbiamo rischiare e dobbiamo farlo nel migliore dei modi. Soprattutto, è necessario imparare dai propri errori: per ogni passo sbagliato ci sono almeno due insegnamenti.

Ho viaggiato, vissuto e lavorato in diverse città e Paesi, nella mia giovane vita ci sono stati momenti in cui ho sofferto la solitudine e la delusione, ne sono uscito positivamente dopo aver capito che la fortuna non esiste: essa è solo una combinazione di opportunità e preparazione!

Spero che questo possa essere un utile contributo a tutti quelli che, come me, ti seguono ogni settimana.

Un caldo saluto dall’Africa”,

ANTONIO

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