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Ricercatrice di Robotica in Francia

Una storia legata alla ricerca, che ci arriva dalla Francia, oggi a “Giovani Talenti”: quella di Serena Ivaldi, 32enne ricercatrice nel campo della robotica. Nella sua lettera di presentazione, Serena anticipa molti dei temi che andremo a toccare questo pomeriggio in onda. Oltre alla nota mancanza di opportunità in Italia, Serena centra un altro dei mali endemici del nostro Paese: la mentalità. La scarsa apertura al nuovo, al diverso. Una chiusura mentale che ha finito col soffocarci, facendo emigrare i migliori…

Serena si presenta così, agli ascoltatori di “Giovani Talenti”:

“Mi chiamo Serena Ivaldi, ho 32 anni, genovese doc.

Fin da bambina mi piaceva studiare, e la curiositá mi ha sempre spinto a cercare qualcosa di nuovo e capire il perché delle cose. Mi sono appassionata di robotica leggendo tutti i libri di Asimov durante i primi anni di liceo. Da li’ nasce la mia passione per la robotica, che si e’ evoluta in passione per la ricerca in robotica. Questa mia passione ha guidato le scelte di studio e lavoro degli ultimi anni, e mi ha portato ha lasciare l’Italia. Ora sono in Francia, dove finalmente posso realizzare il mio sogno: fare ricerca in robotica, un po’ come Susan Calvin!

Mi sono laureata in Ingegneria Informatica a Genova, col massimo dei voti. Ho poi conseguito il dottorato in Tecnologie Umanoidi all’Istituto Italiano di Tecnologia, dove ho lavorato nel team che ha costruito il robot umanoide iCub, che penso tutti ormai conoscano.

Alla fine del dottorato ho scelto di partire per un postdoc all’estero. Tentennavo perché a Genova avevo tutto: casa, famiglia, amici. Ma i miei supervisors mi hanno incitata a partire, dicendomi che ci voleva un’esperienza fuori, altrimenti non avrei avuto possibilitá di ottenere una posizione da ricercatrice in Italia. Gli eventi mi hanno portato in due paesi diversi: Francia e Germania.

Sono stata prima 3 anni in postdoc a Parigi, lavorando su 2 progetti diversi, poi 6 mesi in Germania a Darmstadt. Dopodiché sono tornata in Francia, a Nancy, dove ho vinto il concorso da ricercatore a INRIA. Sono quindi ricercatrice in robotica.. quello che desideravo! Sono “thrilled” perché questo non e’ un punto di arrivo, ma uno step intermedio, se non un punto di partenza…: avere davanti un cammino di ricerca é emozionante, stimolante.

La scelta di fermarmi in Francia e non ritornare in Italia non e’ stata facile. Nei miei piani non c’era sicuramente il fatto di restare all’estero, mi vedevo tornare in Italia prima o poi. Ma il fidanzato francese e le prospettive di lavoro mi hanno convinta. In Italia non avremmo mai potuto trovare entrambi un lavoro nel nostro campo, e anche se fossi tornata solo io, non credo che avrei potuto facilmente trovare una posizione equivalente a quella attuale.

Quando ho provato a tornare in Italia, tutti mi dicevano “non tornare! sei matta”, o “non e’ il momento”, o “stai meglio fuori”, o “ci sono altri in coda prima di te” (gente in attesa). Le informazioni su concorsi e abilitazione non erano per nulla chiare. Mi sono poi scoraggiata tantissimo quando, in risposta a una richiesta di informazioni su un concorso, ottenni una risposta raggelante – “il concorso e’ per un altro”, mi venne detto.

Fortunatamente i concorsi nazionali in Francia sono aperti e basati su curriculum e audizione. Sono stata fortunata, la mia posizione attuale e’ un sogno! So che molti miei colleghi restati in Italia mi stanno invidiando in questo momento.

L’esperienza all’estero e’ stata “life-changing”, nel vero senso della parola. Cambiare Paese, apprendere una nuova cultura e un nuovo modo di lavorare e’ molto formativo. Ho lavorato e tuttora lavoro con persone di diverse nazionalità (americani, greci, russi, tunisini) oltre che francesi e tedeschi, e diversa seniority ed expertise. Ti devi abituare a modi di lavorare diversi, ritmi diversi, modi diversi di comunicare e dialogare. Da ogni posto ho imparato qualcosa, ho visto pro e contro, e questa esperienza sarà fondamentale per organizzare al meglio il nuovo team di robotica e la mia ricerca futura in INRIA.

Mi spiace non poter portare questa conoscenza in Italia. Sì, mi spiace proprio. Fortunatamente continuo a restare legata all’Italia in qualche modo, grazie alle collaborazioni con i miei amici e colleghi italiani, in particolare i robotici dell’IIT.

Suggerisco a tutti di farsi un’esperienza all’estero, perché la trovo altamente formativa, un capitolo che non puo’ mancare per i nuovi giovani europei. Trovo molto triste quando torno in Italia e mi sento accusare di aver “abbandonato” il paese o di essere fuggita per una mia convenienza. Questo tipo di pensiero é sintomo di una scarsa apertura degli italiani, che non si rendono conto che siamo nel 2015 e che facciamo parte dell’Europa e del mondo, non di una città o regione o paese singolo. Finché si ragiona così, non vedo come possiamo cambiare il Paese e far rientrare i giovani ricercatori che per desiderio o necessitá partono per una o più esperienze all’estero!

Vi aspetto alle 13.30 (CET) sulle frequenze di Radio 24 – Stay tuned!


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