Radio24 | Il Sole 24 ORE

Un Paese di raccomandati e “figli di”?

Ha scatenato una valanga di reazioni su LinkedIn la nostra discussione di aprile, ispirata al caso di cronaca che ha coinvolto un Ministro di Governo – poi dimessosi.

Vi abbiamo chiesto: “L’Italia è ancora il Paese dei raccomandati? Quanti raccomandati conoscete, che non hanno mai inviato uno straccio di curriculum, per guadagnarsi il posto? E’ ancora utile essere “figlio di”, in questo Paese? E per ogni raccomandato incapace… quanti giovani bravi e senza santi in Paradiso se ne vanno?” 

Queste alcune delle vostre risposte:

FABRIZIO

Certo che lo e’ ancora.
Adesso piu’ che mai, viste le difficolta’ per trovare un posto di lavoro. Le cause vanno ricercate nella scarsa capacita’ degli uffici di collocamento, nella dimensione delle aziende, che non hanno un sistema di selezione interno.
Nella miopia degli imprenditori oppure nella loro scarsa disponibilita’ finanziaria che non permette loro di dotarsi di sistemi di selezione adeguata.
Per questo ci si affida alla rete di conoscenze personali quando si ha bisogno di assumere un collaboratore.
In piu’ se l’azienda lavora con lo stato l’assunzione di un “raccomandato” dalla politica puo’ essere foriera di nuovi contratti.

EMANUELE

Il sistema raccomandazione (o dei concorsi ad personam) è ancora la “prassi”… e senza essere figli di Ministri.

JACOPO

Cito Fabrizio, ahimè. Vi sono – soprattutto nelle PMI – enormi responsabilità anche da parte degli imprenditori e delle imprese…

EMANUELA

Si, lo è ed emigrano pure per andare a ricoprire posti all’estero – pubblici o privati.
Meno forte che in patria il fenomeno, ma c’è, così come non manca la strategia dell’inciucio tra compagni di merende, purtroppo: disegna ancora accordi strategici, al di la del bene dell’azienda o dell’istituzione di cui si è parte.

ANDREA

L’Italia è ancora il Paese dei raccomandati? Eccome se lo è…, fin dalla scuola dell’obbligo!
E quando il pupo cresce, pensi che possa abbandonare il terreno arato? Talvolta succede pure che posizioni di prestigio siano affidate a soggetti che nel proprio curriculum possono annoverare insuccessi aziendali, chiusure di attività imprenditoriali o assenza di specifiche comprovate esperienze.
E poi… quanti avvocati figli di avvocati, professori figli di professori, notai figli di notai, architetti figli di architetti, …e giovani seri, bravi e motivati: fuggono, in Olanda, Regno Unito o Germania, per citare alcune delle mete più ambite.

Commenta per primo

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.