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“Mi arrabbio di fronte alla fuga”

Lettera dura e caustica, quella che ci invia il nostro ascoltatore Andrea. Ma stimola la provocazione… voi che ne pensate?

“Scrivo per tentare di mettere in piedi alcune riflessioni.

Quando ascolto la sua trasmissione mi viene sempre un sentimento di rabbia e irritazione. Mia moglie mi dice: “perché lo ascolti, cambia!”

Io continuo, come quello che vuole sentire il dolore per sentirsi vivo.

Cosa mi fa arrabbiare?

Il titolo e il tono della trasmissione.

Se sono così bravi questi giovani talenti che stiano in Italia e la cambino!

Che lottino anche loro!

Che facciano impresa che si mettano qua a capire come sbarcare il lunario e dare da mangiare ai propri collaboratori.

 A me sembra che tutti giovani talenti vogliono il posto sicuro.

Il problema non è la raccomandazione, le porte chiuse e altre situazioni di discriminazione.

Il problema è che l’economia italiana è ferma!!!

Io faccio la libera professione, con mia moglie abbiamo deciso di aprire il nostro studio di progettazione in continuità con quello del suocero, ma non era il nostro ideale. Per fare impresa, e la libera professione lo è, devi avere spirito imprenditoriale, però ci stiamo rimboccando le maniche e sporcando le mani per dare un presente e un futuro ai nostri figli in Italia.

Il problema non sono le aziende che non assumono, che non danno possibilità, il problema è che non sai cosa fare, quale indirizzo prendere!

La realtà italiana è fatta di piccole realtà, che non hanno la possibilità di cambiare in continuazione e il mondo cambia continuamente.

Se sai fare una cosa e ci metti del tempo per diventare bravo e dopo un anno non c’è più niente da fare in quel campo perché  ti cambiano le regole, ti cambiano gli scenari, non ci sono programmi a lungo termine, cosa fai? Assumi? Cosa proponi a quello che assumi?

Oltre a mia moglie, ho un giovane architetto e so che devo assumere almeno un’altra figura tecnica – ma rimando sempre, perché non vedo sviluppi.

Allora mi arrabbio quando sento i giovani talenti che scappano perché in Italia non hanno prospettive, è vero non ci sono!!!  Ma i giovani talenti, che provino anche loro a fare impresa, non scappino perché vogliono il posto sicuro e figo e ben pagato… se hanno talento che sfondino qua, che cambino il Paese qua assieme a noi.

In Italia ci sono degli squilibri che ormai hanno mandato il sistema in cancrena, Stato che mangia tutto, evasori che sono ancora più convinti ad evadere, dipendente pubblico che le pensano tutte per fare meno o per fregare il privato, banche che scaricano sui clienti le scelte mal fatte, mancanza di distribuzione del reddito, con gli stipendi dei super manager privati e pubblici troppo alti, pensioni troppo alte, giovani che non vedranno nulla di ciò per cui stanno pagando, corruzione, meccanismi di finanza mescolati ai lavori pubblici e ai servizi che sono solo vantaggiosi per la finanza – con interessi molto più alti di quelli che le amministrazioni pubbliche potrebbero avere dalla Cassa Depositi e Prestiti se potessero fare gli investimenti loro… insomma ce ne sono di cose che bloccano l’Italia – e quindi le imprese – e quindi i giovani talenti.

Ecco pensieri confusi, sfogo e frustrazione. Che mix!!!

Quindi se qualche suo giovane talento vuole venire a Udine e rischiare con me con la mia stessa incertezza e vengono a proporre idee, io sono pronto ad accoglierli.

Facciamo impresa insieme e via, si corre…”

ANDREA

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Ultimi commenti

  • Silvio 9 ottobre 2015 / ore 13:02

    1. il posto figo e ben pagato non te lo da nessuno se non vali.
    2. E’ vero posso restare e combattere, ma perchè dovrei farlo? perchè devo sacrificare gli anni migliori della mia vita? perchè chi potrebbe davvero cambiare qualcosa non lo fa ed io dovrei sentirmi in colpa perchè sono andato a realizzarmi all’estero dove mi permettono di farlo?
    Prima di avere delle responsabilità verso il mio paese ho delle responsabilità nei confronti della mia famiglia. Se resto in Italia a combattere il sistema probabilmente non riuscirei ad assicurare ai miei figli (o futuri figli) quel futuro che mi sento obbligato ad assicurare.
    Sinceramente credo che qualsiasi persona che abbia l’ambizione di raggiungere determinati obiettivi e abbia la possibilità di farlo lontano dal proprio paese la farebbe senza esitazione. Ritengo che se si rimane in UE anche il discorso dell’appartenenza ad uno stato nazionale ha poco senso. Anzi, chi vive e lavora in un altro stato dell’Unione interpreta pienamente i principi si cui si fonda l’UE e quindi contribuisce in modo maggiore rispetto agli altri all’integrazione. Per “salvare” paesi quali l’Italia una delle strade percorribili è sicuramente favorire l’integrazione europea per cui, invece che criticare chi va all’estero magari bisognerebbe ringraziarlo.