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Controesodo in soffita – Le vostre reazioni/1

Lo ammettiamo… l’abrogazione nei fatti della legge Controesodo, sostituita dalla nuova norma per gli “impatriati” (vedi questo articolo) sta scatenando una valanga di e-mail, nella nostra casella giovanitalenti@radio24.it

Continuate a scriverci: ogni settimana -fino ad esaurimento- pubblicheremo le vostre lettere. Spesso, purtroppo e giustamente, di protesta. Il solito pasticcio all’italiana, con norme approvate per durare pochi anni e venire successivamente sostituite da altre con condizioni diverse… sta mettendo in seria difficoltà molti giovani che avevano deciso di “fidarsi” del proprio Paese.

La prima lettera che pubblichiamo è firmata da Omar:

“Mi considero un cittadino del mondo, avendo lavorato e vissuto in Norvegia, Russia, Brasile, Inghilterra, imparando tutte le lingue di quei luoghi. Ora lavoro in Inghilterra come Manager nel settore IT, e vi vorrei raccontare la mia situazione in relazione alla confusione delle 2 leggi per il rientro dei cervelli, nella speranza che qualcuno si ricordi di me (e immagino di molti altri) nei decreti attuativi che saranno pubblicati a breve.

A Marzo 2015 ho deciso di tornare in Italia per usufruire della della proroga delle agevolazioni per il rientro dei cervelli al 31/12/2017 entrata in vigore a Febbraio 2015.

Ho iniziato le ricerca di un lavoro dove avrei potuto usare le competenze e esperienze maturate in questi anni. Inoltre, in parallelo – innamorato ed orgoglioso come sono dell’Italia – ho gettato le basi per aprire delle case vacanze nelle bellissime Marche, mia regione nativa. Nel mio piccolo, a tempo perso e con l’aiuto di amici, vorrei contribuire in un settore con enormi potenzialità’, ma anche tanta improvvisazione e pressapochismo.

Dopo mesi di ricerche e colloqui ho ricevuto un’offerta di lavoro da un’azienda americana con filiale in Italia il 16/09/2015 scorso e il giorno stesso mi sono licenziato dall’azienda inglese, per poi scoprire che il decreto legge 147 del 2015 pubblicato dalla Gazzetta ufficiale il 22/09/2015 abroga l’estensione dei benefici della vecchia legge al 31/12/2017.

La data di inizio del nuovo lavoro sarebbe il 10 Novembre, posteriore all’entrata in vigore della nuova legge (7 Ottobre) e a quella data non avrei nemmeno maturato i 5 anni all’estero, quindi non rientrerei nella nuova legge, nè potrei usufruire della vecchia in quanto sarebbe stata abrogata…

Dopo vari consulti con diversi commercialisti ho deciso di anticipare il rientro a prima del 7 Ottobre, con penali e problemi logistici che potete immaginare, nella speranza che i decreti attuativi della nuova legge applichi agevolazioni (di qualsiasi tipo e durata) che compensino l’abrogazione di fatto della legge per la quale ho preso la decisione di tornare. 

Spero insomma vivamente che il Governo si renda conto di avere fatto una promessa a tanti cervelli e che noi ci siamo fidati di loro (giuro che all’uscita della nuova legge mi ero gia pentito di aver deciso di tornare, perche’ queste cose mi fanno pensare che l’Italia non  cambiera’ mai)…”

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Ultimi commenti

  • Licia 29 ottobre 2015 / ore 13:59

    La storia di Omar è simile a molte che sto sentendo in questi giorni. E anche alla mia.
    Io e mio marito abbiamo lasciato l’Italia nel 2010 per fare un’esperienza all’estero e siamo tornati ad inizio 2014 per avvicinarci alle nostre famiglie. Certo si guadagna meno, ma la legge del controesodo ci permette di poter pianificare qualche spesa importante. acquistiamo una casa e quest’anno decidiamo di iniziare una pesante ristrutturazione contando ovviamente anche sui soldi derivanti dallo sgravo fiscale della legge del controesodo. La notizia dell’abrogazione della legge è stata una batosta enorme. Entrambi rientravamo nei requisiti dell’attuale legge perciò il danno è doppio. Inoltre non siamo stati all’estero per i 5 anni che consentirebbero l’accesso al beneficio secondo le nuove disposizioni. Ci ritroviamo a questo punto con debiti da pagare a cui non sappiamo come far fronte e con l’amaro in bocca come il giorno in cui abbiamo deciso di andar via la prima volta perché l’Italia non è un paese in cui potersi fare un futuro.

  • Davide 21 ottobre 2015 / ore 17:51

    Omar non e’ il solo… sono sicuro che sono decine se non centinatia i cervelli che, dopo una permanenza all’estero di 2/3/4 anni, hanno spostato mari e monti (la logistica come potete immaginare e’ alquanto complicata) per rientrare in terra natia spinti, oltre che per l’amor di patria, dalle agevolazioni fiscali. Ora si trovano con niente in mano e con una gran rabbia nei confronti della patria che li ha traditi e che fa promesse che poi non mantiene (come si puo’ proporage una legge a Marzo ed abrogarla a Settembre dello stesso anno?)

    Non credo che ci sia molta differenza tra uno sconto del 70/80% in 2 anni (da oggi a fine 2017) ad uno del 30% per 5 anni. Il punto focale e’ che ora solo chi e’ stato 5 anni puo’ beneficiare degli incentivi e, come e’ facilmente intuibile, che e’ stato 5 anni all’esterno ha quasi certamente messoradici ed e’ MOLTO difficile che possa considerare un rientro.
    Il legislatore dovrebbe invece mirare a tutte quelle persone che dopo 2/3 anni all’estero si prendono un momento per pensare al da farsi e a dove vogliono impostare in maniere permanente il resto della propria vita

  • Stefania Pizzuto 21 ottobre 2015 / ore 09:03

    Leggo adesso la tua lettera di Omar e rileggo tra le tue righe anche la mia frustrazione.

    Quattro anni fa decido di partire per Londra e investire nella mia formazione professionale. Faccio carriera rapidamente e divento manager per una multinazionale occupandomi di marketing internazionale. Un lavoro che mi gratifica e mi entusiasma ogni giorno.

    Lo faccio tra mille sacrifici e montagne russe emotive : lascio la vita quotidiana con un amore importante in Italia ma decido di lanciarmi comunque in questa straordinaria avventura. So che un giorno tornero’ e inizio ad osservare da lontano questa normativa del controesodo che trovo lungimirante…

    Riesco quest’anno finalmente ad ottenere grazie alla mia societa’ un posto nel branch italiano, “certo” – mi dico “andro’ a guadagnare di meno ma grazie alla normativa sugli incentivi fiscali sento comunque di avere capitalizzato quello che ho fatto in questi anni”. Mi consulto con il mio commercialista che mi conferma che ho tutti i requisiti per ottenere quei benefici di cui parla la normativa – che felicita’.

    Inizio a pianificare, pensare al rientro insieme al mio amore che con tanta pazienza mi aspetta in questi anni e vive con me la nostra distanza.

    Oggi a poche settimane dall’inizio del contratto italiano scopro che questa mia piccola storia di sacrifici forse e’ un po’ vana, e quel riconoscimento tangibile non esiste piu’.

    Perche’ non e’ facile trasferirti all’estero, fare i conti tutti i giorni con una cultura che non e’ la tua, le domeniche lontane da casa, ricrearti un mondo di affetti transitori. Non e’ facile. E noi che lo abbiamo fatto sappiamo bene cosa c’e’ dietro tutti quei sorrisi expat.

    E quella norma per me era un riconoscimento era come sentirmi dire “Lo sappiamo cosa hai passato, ma sei stata in gamba noi te lo riconosciamo e siamo davvero felici che sei di nuovo a casa”.

    Oggi sono arrabbiata. E riconosco a tratti la stessa identica sensazione per cui pur se combattuta sono andata via quattro anni fa.

    E sapere che in fondo poi poco e’ cambiato e’ incredibilmente frustrante.