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Controesodo in soffita – Le vostre reazioni/4

Non si fermano le lettere di protesta e di richiesta informazioni, in seguito all’abrogazione di fatto della legge Controesodo, sostituita con una nuova norma sugli incentivi fiscali per il rientro dei talenti.

Oggi pubblichiamo due lettere molto arrabbiate: quella di Tommaso, e quello di una “Confusa quasi Controesodata”. Si commentano da sole. E non possiamo che essere solidali con loro…

1) “Senza i benefici fiscali da gennaio 2015, io, rientrato da NY dopo un master alla Columbia, vissuto lavorato e studiato in Svezia e Shanghai, me ne andrò. Ricevevo già offerte dall’estero non eguagliabili , senza controesodo o con controesodo ridotto, non ha più senso rimanere con zero euro nel conto“.

 TOMMASO

2) “Quattro anni fa decido di partire per Londra e investire nella mia formazione professionale. Faccio carriera rapidamente e divento manager per una multinazionale, occupandomi di marketing internazionale. Un lavoro che mi gratifica e mi entusiasma ogni giorno.

Lo faccio tra mille sacrifici e montagne russe emotive: lascio la vita quotidiana con un amore importante in Italia, ma decido di lanciarmi comunque in questa straordinaria avventura. So che un giorno tornero’, e inizio ad osservare da lontano questa normativa del Controesodo, che trovo lungimirante…

Riesco quest’anno finalmente ad ottenere -grazie alla mia societa’- un posto nel branch italiano: “certo” -mi dico- “andro’ a guadagnare di meno, ma grazie alla normativa sugli incentivi fiscali sento comunque di avere capitalizzato quello che ho fatto in questi anni”. Mi consulto con il mio commercialista che mi conferma che ho tutti i requisiti per ottenere quei benefici di cui parla la normativa – che felicita’.

Inizio a pianificare, pensare al rientro insieme al mio amore che con tanta pazienza mi aspetta in questi anni e vive con me la nostra distanza. 

Oggi, a poche settimane dall’inizio del contratto italiano, scopro che questa mia piccola storia di sacrifici forse e’ un po’ vana, e quel riconoscimento tangibile non esiste piu’.

Perche’ non e’ facile trasferirti all’estero, fare i conti tutti i giorni con una cultura che non e’ la tua, le domeniche lontane da casa, ricrearti un mondo di affetti transitori. Non e’ facile. E noi che lo abbiamo fatto sappiamo bene cosa c’e’ dietro tutti quei sorrisi expat.

E quella norma per me era un riconoscimento… era come sentirmi dire: “lo sappiamo cosa hai passato, ma sei stata in gamba noi te lo riconosciamo e siamo davvero felici che sei di nuovo a casa”.

Oggi sono arrabbiata. E riconosco a tratti la stessa identica sensazione per cui -pur se combattuta- sono andata via quattro anni fa.

E sapere che in fondo poi poco e’ cambiato e’ incredibilmente frustrante“.

FIRMATO

Confusa Quasi Controesodata

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