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Me ne vado…

Colpevolmente, lo ammettiamo, pubblichiamo con mesi di ritardo questa bella e coinvolgente lettera del nostro ascoltatore Niccolò, trentenne con la valigia in mano. Il perchè lo spiega in modo esemplare… ed è una chiamata fortissima a un Paese ancora troppo bloccato.

“Ciao Sergio,

sono Niccolo’, un “giovane” di 30 anni attualmente residente in Italia, a Livorno.

Ti scrivo perchè ho ascoltato la tua ultima puntata e volevo rispondere alla tua richiesta di storie nuove per la trasmissione “Giovani Talenti”.

Premetto che non mi sento un talento e non risiedo fuori dall’Italia in qualità di “Cervello in Fuga” nè come semplice giovane italiano lavoratore all’estero.

Scrivo perchè ho alle spalle un paio di esperienze all’estero, universitarie e post, e perchè sento veramente da dentro il bisogno e la triste necessità di fare nuovamente le valigie per partire.

Il mio rapporto con l’estero e con la possibilità di confrontarmi con altri mondi, altre prospettive e altre visioni della vita e del lavoro comincia, come la gran parte delle storie che riporti, attraverso il progetto Erasmus. Il mio Erasmus è stato un po’ diverso e particolare perchè l’ho fatto molto tardi, tra i 27-28 anni e non frequentando corsi universitari nè sostenendo esami perchè ottenni una borsa in qualità di Erasmus Placement Student presso l’Università di Siegen, Germania (100km ad Est di Colonia nel Nord Rhein Westfalen).

In quella sede per un semestre ho frequentato il dipartimento di Architettura e Pianificazione Urbanistica per poter scegliere un tema di tesi, raccogliere materiale, effettuare rilievi e sviluppare la prima parte di un progetto che potesse poi essere integrato e sviluppato ulteriormente in fase successiva e finale nella sede del Dipartimento di Architettura e Urbanistica dell’Università di Pisa dove ho studiato per dieci lunghi, sudati e faticosissimi anni! 🙁

La mia esperienza da studente-lavoratore all’interno del dipartimento è stata ultra positiva, e ho potuto sperimentare sulla mia pelle la differenza di trattamento e rapporto tra lo studente e il professore nelle università tedesche e italiane. Là dove la disponibilità è quotidiana, immediata, amichevole, qua il rapporto è vergognoso. Si possono incontrare baroni che fanno ricevimenti nei propri studi privati situati in altre città e obbligano lo studente a fare trasferte a sue spese per fare ciò che deve essere fatto in sede universitaria, e si possono trovare professori assenteisti cronici, che non rispondono mai a e-mail o richieste di sostegno per un progetto diverso dalla canonica tesi standard per sviluppare interessi e scopi personali.

Comunque, nell’Ottobre del 2014 ho finalmente conseguito la laurea Magistrale in Ingegneria Edile-Architettura, un ibrido nuovo che mi consentirebbe di poter esercitare la professione sia di Ingegnere che di Architetto.

Nell’immediato post-laurea sono stato, come sempre in questo Paese, lasciato a me stesso, privo di una qualsiasi aiuto o supporto nella ricerca di un impiego. Impiego che il mio titolo di laurea richiederebbe di uno specifico campo ahimè adesso in vera piena crisi.

Dopo un paio di mesi completamente al buio sono riuscito ad inserirmi in un progetto finanziato dalla regione Toscana che mi ha consentito di svolgere un tirocinio e fare un’esperienza formativa lavorativa e personale all’interno di uno studio di architettura di Lipsia (ex Germania Est). Il tirocinio è durato quattro mesi da Novembre 2014 a Febbraio 2015 ed è stata una ulteriore conferma della qualità di vita e lavoro che posso trovare in un paese moderno e aggiornato come la Germania, che si apre pienamente ai giovani e garantisce la possibilità di una vita decente e sufficientemente positiva ad un intera generazione in difficoltà.

Terminato il finanziamento e il progetto, sono tornato a Livorno e ho ricominciato la ricerca di una possibilità di impiego nel locale.

Devo ammettere che alla fine della mia esperienza avevo iniziato a sentire la voglia di restare là per molto più tempo, ma la lontananza di alcune persone e la prospettiva di una rivoluzione delle mie abitudini a lungo termine, unita all’impossibilità di essere confermato all’interno del team con cui ho collaborato per problemi di contratto (assumevano solo Praktikant, ovvero tirocinanti all’interno della formazione universitaria in itinere, quindi non professionisti formati e fuori dal percorso universitario), mi hanno fatto confermare il ritorno in patria alla ricerca di nuove opportunità.

Ma adesso, dopo più di 4 mesi in cui ho collaborato saltuariamente e gratuitamente per uno studio di Pisa all’interno di progetti per concorsi nazionali ed internazionali e dopo una nuova breve collaborazione da poco iniziata con un altro studio sempre di Pisa e remunerata con uno squallido ed imprecisato “rimborso spese”, mi vedo di nuovo sulla via dell’espatrio e della fuga da questo paese.

Ho avviato le pratiche dell’esame di abilitazione alla professione di Ingegnere e dovrei poter sostenere le ultime prove. Psicologicamente ho quest’ultimo scoglio da superare e che mi tiene ancorato qua, superato il quale non credo che resisterò molto di più in queste condizioni nel contesto in cui vivo.

Ho iniziato già da tempo a candidarmi online per posizioni che riguardano il mio settore nelle città tedesche che meglio conosco e in cui ho alcuni contatti privati personali frutto delle mie passate esperienze (Colonia, Bonn, Lipsia e Berlino). Parallelamente alle solite candidature inviate a studi, aziende e compagnie del territorio italiano e toscano, ottengo risposte sempre solo ed esclusivamente dalla Germania, mai una dall’Italia, di qualunque parte del Paese si tratti (faccio domande nelle province limitrofe a Livorno e in tutto il Nord Italia che sembra sempre proporre nuove offerte ogni giorno). Ho pure effettuato tre colloqui via Skype con aziende e studi specifici che evidentemente sono stati incuriositi dalla mia candidatura (che sia per la storia, provenienza o profilo professionale poco importa) che mi hanno almeno fatto capire che esiste la possibilità di essere presi in considerazione seriamente per un impiego vero e canonicamente trattato e regolarizzato.

La situazione in cui sono e in cui vedo molti miei amici e colleghi di studi navigare da tempo è sempre più drammatica. Non vediamo mai se il fondo è stato toccato e stiamo precipitando ancora più giù nel buio e nella disperazione.

Questa cosa inoltre, devo aggiungere, modifica radicalmente le sensazioni e i rapporti interpersonali che ho e instauro quotidianamente. Mi sento fortemente legato alla mia terra dagli affetti, familiari e amicali, ma mi sento ogni giorno più distaccato, disilluso e arrabbiato nei confronti del paese, della società, delle istituzioni e del sistema Italia come macchina organizzatrice e produttrice. Di conseguenza l’umore quotidiano ne risente e anche i rapporti personali cambiano, oltre alla consapevolezza di doverli o poterli rimettere tutti in discussione per eventuali scelte di vita radicali senza ritorno”.

NICCOLO

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