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“Alternativa dinamica”

Inauguriamo i “guest posts” del 2016 con la lettera che ci ha inviato la nostra ascoltatrice Giulia. Andata e ritorno in Australia, per lei, alla ricerca di migliori opportunità. Con un messaggio di speranza, alla fine della missiva…

Buon Anno, augurando a tutti che il finale della lettera di Giulia possa essere di buon auspicio!

*… e non dimenticate che da sabato tornano le nuove puntate di “Giovani Talenti”

“Una laurea in Giurisprudenza a pieni voti e abilitazione all’esercizio della professione forense, specializzazione in Intellectual Property e, ancor più in dettaglio, nella tutela di marchi e domain names. E tralascio tutte le esperienze lavorative accumulate dalla maturità in poi, tutte inanellate con puntuale coerenza.

Era quanto credevo mi avrebbe permesso di intraprendere un buon percorso professionale e di vita, nonostante la particolarità del momento storico, per dirla con un eufemismo. Naturalmente, è stato facile verificare quanto mi sbagliassi.

Sembrava impossibile aggirare gli ostacoli di una congiuntura economica non troppo felice, ma sembrava anche, e mi era sempre più chiaro, che a non essere felice fossi soprattutto io.

Non riuscivo a capirne il motivo, però. Credevo di aver fatto tutto il possibile e nel migliore dei modi. Poteva essere la crisi, potevo essere io, potevo essere io calata in un contesto di crisi. Ero disposta a partire dalle basi per chiarire i miei dubbi, nel senso letterale del termine: “felicità” in greco antico è tradotta in εὐδαιμονία (eudaimonìa), composta da “eu” (bene) e “daimon” (spirito), cioè capacità di essere in linea con la propria natura, che poi altro non è che la propria vocazione. E ho iniziato a chiedermi se fosse giusto spendere così tante energie in una realtà incapace di contribuire alla vera realizzazione di chi la abita.

Partendo dal presupposto che se si continua a fare ciò che si è sempre fatto, si otterranno sempre gli stessi risultati, ho deciso di cambiare le carte in tavola. E senza metafore: tolti i panni di avvocato, ho messo quelli di cameriera. Avrei dovuto imparare un lavoro pratico, l’unico utile quando mi sarei trovata in Australia. Volevo vedere con i miei occhi cosa sarebbe successo, che cosa avrei fatto, come mi sarei sentita, e se mai una società diversa mi avrebbe permesso di realizzare qualcosa in cui potermi identificare.

Là, “sotto al mondo”, sono trascorsi i mesi lucidando posate, imparando menù, apprezzando sempre di più il mondo della ristorazione, il tutto mentre distribuivo CV in law firms dove dovrei avrei potuto lavorare, al massimo, come segretaria. Non mi interessava che il contesto legale, di common law, fosse completamente diverso rispetto a quello dal quale provenivo professionalmente. Al di là di quello, era il contesto globale di quel Paese ad essere più generoso, ed era questo ciò che importava.

Nel giro di un anno, mi sono trovata a lavorare come assistant manager in un ristorante del centro di Melbourne, e a rivedere contratti nel dipartimento di banking and finance di una law firm australiana.

È stato come avere delle conferme sulla diversità di due mondi, ma io volevo ancora mettere alla prova il mio. Sono tornata in Italia, e da un anno lavoro nel dipartimento legale di una multinazionale.

È chiaro che l’esperienza raccolta in Australia ha aggiunto valore alla mia preparazione, ed è altrettanto chiaro che, tornando, ho riposto fiducia nel sistema di cui faccio parte.

Non so se i fatti mi stanno dando ragione: forse la fase della valutazione, critica e costruttiva, rimarrà sempre aperta”.

GIULIA

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