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Italia: un Paese che ha paura del talento

Lettera amara, quella del nostro ascoltatore Alessandro. Lettera di chi non crede che l’Italia possa farcela. E ne spiega i motivi. Vorremmo potergli dire che è sbagliato vedere tutto nero. Ma i dati, impietosi, parlano chiaro. E indicano che l’emigrazione è in aumento. Mentre i cambiamenti viaggiano a ritmo troppo lento. Ci sono, ma troppo lenti. E il mondo corre.

Inoltre –in primis– abbiamo bisogno di un cambio di passo “culturale”.

La lettera di Alessandro:

“Abbiamo tasse altissime, zero lavoro e rarissime opportunità.

Chi mai vorrebbe tornare qui? Con tutti gli incentivi di questo mondo.

Abbiamo fatto scappare gli investitori, bloccato intere categorie professionali e tartassato i liberi professionisti. Ci vorrà un serio cambio di mentalità o tutto sarà  inutile.

Personalmente mi ritengo fortunato per aver collaborato nel mio campo in progetti di altissimo profilo e non aver dovuto fuggire grazie al mio talento, perché credevo in questo Paese, per cui ho potuto progettare e realizzare il padiglione Italia di Expo 2015 grazie allo studio in cui ho lavorato, fatto da chi ancora crede nell’Italia… ma che per questo può solo registrare le difficoltà che l’Italia stessa ci pone nel mondo del lavoro.

Oggi, più vado avanti, più la mia stessa professionalità è diventata troppo ingombrante in un mercato morto come quello italiano. Dove sei fortunato se riesci a farcela ogni mese.

La fuga è solo da incentivare, perché è inutile illudere le migliaia di studenti che formiamo nelle nostre facoltà e che sono destinati a diventare disoccupati intellettuali in italia… o “talenti” all’estero. La scelta tra i due è obbligata. L’Italia purtroppo è un Paese che ha paura del talento, né sa utilizzarlo. E chi lo fa, lo fa a proprio rischio.

I talenti all’estero? Non sono altro che persone aperte mentalmente, che lavorano in modo del tutto normale, in Stati dove esistono meritocrazia e occasioni. Dove ci sono attrazioni di capitali e produzione industriale. In poche parole, dove c’è un sistema culturale civile e politico che funziona meglio del nostro, che sa solo gloriarsi di un grande passato… ma che non ha nemmeno idea di cosa sta diventando il prossimo futuro”.

ALESSANDRO

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