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“Siamo dei… prodotti esportati?”

Interessante riflessione, quella della nostra ascoltatrice Elena, che partendo da una riflessione sulla qualità del nostro sistema educativo, si pone domande interessante sul fenomeno della fuga dei talenti…

…una lettera tutta da leggere:

“Buongiorno,

mi chiamo Elena, seguo spesso la vostra trasmissione, volevo solo chiedervi, se fosse possibile, di approfondire un aspetto secondo me fondamentale nella analisi della “fuga” dei giovani talenti: la qualità incredibile del nostro sistema educativo

Dopo una laurea in Italia sono andata a lavorare a Londra: era il 1998, studente media qui, brava ma non tra le più brave, mi sono trovata a godere di un vantaggio competitivo enorme… 

Se da una parte è vero che all’estero molte cose sono più facili, lo è anche perchè il nostro sistema educativo ci rende capaci di fare di tutto e spesso sbaragliamo la concorrenza, anche se in Italia non eravamo i migliori.  

Me lo sono chiesta tante volte, sopratutto paragonandomi all’inghilterra… in fondo il nostro sistema educativo produce abbastanza cervelli da fare funzionare il sistema-Paese, anche se ovviamente migliorabile di molto, ed esportare ancora menti che poi diventano luminari altrove. 

Mi chiedo a volte se sarebbe giusto fare come fa l’Inghilterra invece, che si concentra sulle eccellenze e non teme di dovere importare tanti cervelli, in quanto il proprio sistema educativo non ne produce di quantità abbastanza elevata… o il sistema americano… 

Triste dirlo, ma in fondo siamo delle esportazioni, magari abbiamo meno università eccellenti, ma la nostra preparazione media e superiore è elevatissima e gli altri Paesi hanno bisogno di noi…  Un po’ come le scarpe, i mobili o le viti. 

Migliorare l’Italia si può, ma secondo me è fondamentale continuare a pretendere anche un sistema educativo di base di altissima qualità e diffuso come quello che ci caratterizza e contare anche che qualche cosa è più difficile in Italia perchè la concorrenza diffusa qui è mediamente più brava

Vi ringrazio molto per l’attenzione”, 

ELENA

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