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Lettera dalla Cina

Storie di italiani in Cina. Storie di chi -con sacrificio e spirito di avventura- ha fatto le valigie ed è partito. Trovando in Estremo Oriente opportunità impensabili in Italia. E’ una lettera davvero ricca di spunti quella che ci scrive Alessio:

“Ho 38 anni, e dal 2012 vivo e lavoro in Cina, in una cittadina dello Shandong, Linshu, una county (non saprei come altro definirla… ) una citta’ di 11 milioni di abitanti, Linyi.

Lavoro per un’azienda ormai multinazionale che opera nel settore dei macchinari agricoli, principalmente trattori.

Ho iniziato a lavorare per quest’azienda nel 2002, pochi mesi dopo essermi laureato in Ingegneria Meccanica al Politecnico di Milano: e’ stato il mio primo lavoro. Dopo poco meno di 2 anni ho pero’ lasciato l’azienda perche’ gia’ allora poco soddisfatto del lavoro e delle dinamiche interne, soprattutto per quanto riguardava lo sviluppo delle giovani risorse

Per 8 mesi ho quindi lavorato per Electrolux, che mi ha offerto per prima la possibilita’ di lavorare con aziende straniere: lavoravo nella divisione lavastoviglie e allora molto progetti erano sviluppati in comune con AEG, in Germania a Norimeberga.

Il mio allora ex-capo e oggi ancora capo , mi ha richiamato dopo pochissimi mesi offrendomi una posizione  ed un lavoro differenti rispetto alla prima esperienza, piu’ tecnico e specialistico e nel contempo anche gestionale, come figura di coordinamento per gli sviluppi di nuovi componenti. Anche in questo periodo ho avuto la possibilita’ di lavorare con colleghi stranieri e con realta’ non italiane. Dopo 6 anni pero’ a fare sempre lo stesso lavoro, anche se bene e con ottimi risultati (come mi sentivo dire ), ero sempre “li’”, ne’ meglio ne’ peggio. I progetti veramente innovativi, interessanti, dove si poteva fare la differenza, venivano puntualmente assegnati ad altri, ai “senatori”, a persone con grande esperienza. Sì, qualche ritocco allo stipendio per tenermi buono (in ogni caso il mio lavoro era indispensabile all’azienda, essendo l’unico ad occuparsi di quei componenti ), ma nessuna prospettiva di avanzamento di carriera o di progetti nuovi, o differenti posizioni in azienda.

Nel 2011 la svolta: la mia azienda decide di dedicare un gruppo di lavoro specifico per lo sviluppo di prodotti per export (overseas come li chiamiamo, tutto cio’ che non si vende in Europa o USA, o India dove abbiamo gia’ un’azienda), viene stabilita una joint venture paritetica in Cina con un costruttore locale, decide di sviluppare una nuova gamma in India di trattori di bassa potenza per competere con i costruttori locali alla pari.

Il mio capo, consapevole della mia insoddisfazione, del fatto che mi stavo guardando attorno per lasciare l’azienda, e anche dell’impossibilita’ di altri sbocchi “in sede”, avendo necessita’ di una persona di fiducia da dedicare a questi progetti al 100%, mi propone di lavorare in Cina o in India.

India scartata in partenza.

E’ Cina, dopo giorni di discussioni familiari e insonnia (pochi a dire il vero, dovevo decidere in 2 giorni… ) per quello che avrei lasciato (la richiesta era di trasferirsi a lavorare in Cina stabilmente ). Mi sono dimenticato: sono sposato e ho 2 figli piccoli. 

Alla fine del 2011 primo viaggio in Cina, poi ancora a febbraio del 2012 e da li’ a poco trasferimento definitivo.

Ho iniziato l’esperienza in Cina come Project Leader per lo sviluppo di una nuova gamma di trattori di alta potenza per il mercato cinese. Si partiva dal foglio quasi bianco: prodotto nuovo, nuovi sviluppi, nel contempo localizzazione di alcuni componenti europei, selezione e creazione di una supply chain nuova. Visto il buon andamento del progetto iniziale (dopo un anno avevamo gia’ assemblato un primo prototipo funzionante per le prime validazioni), nel 2013 il Board della joint venture mi affida lo sviluppo di un’altra gamma di prodotto con marchio cinese basata sui prodotti del nostro partner, questa volta trattrici di bassa potenza. Nel febbraio 2014, dopo 2 anni, l’azienda decide di rimpiazzare l’allora direttore tecnico, cinese ed eredita’ del nostro partner: vengo nominato direttore dell’R&D della joint venture. Compiti: rinnovare completamente la gamma prodotto cinese, quella con marchio cinese, portare la qualita’ almeno a livello dei grandi costruttori cinesi, ampliare la gamma prodotto, creare una vera R&D e un reparto prove. Da impiegato 7° livello a Direttore… in 2 anni… In Italia, neanche in 20, a meno di eventi miracolosi…

E cosi’, da un contratto iniziale di 3 anni, sono ancora in Cina… avrei dovuto terminare a fine 2014, invece questo e’ il mio quinto anno, l’ultimo a dire il vero stabilmente in Cina per completare quanto assegnatomi ed avviare alcuni nuovi progetti che potranno andare avanti anche senza di me, o quasi.

Poi vedremo: per ora ho bisogno di stare un po’ con la mia famiglia… Mia moglie e i miei figli non mi hanno seguito, sono sempre rimasti in Italia, per vari motivi, nonostante passi circa 9 mesi all’anno in Cina.  Devo dire pero’ che rimarrei in Cina volentieri, in un’altra citta’ , potrei pensare di spostare la mia famiglia e trasferirmi definitivamente (o quasi… ho imparato che nulla e’definitivo ): la Cina offre infinite opportunita’ professionali, assolutamente premianti se si hanno capacita’ e impegno e voglia di fare”.

ALESSIO

 

 

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