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Giovani o Ultrasettantenni? Quale università vogliamo?

Lettera-denuncia del nostro ascoltatore Paolo, che pubblichiamo così come ci è pervenuta: il tema merita sicuramente un approfondimento. Che ne pensate? Davvero l’ennesimo comma o sottocomma nasconde una “fregatura” per i giovani aspiranti docenti universitari?

Scriveteci la vostra, a giovanitalenti@radio24.it  – ora la lettera di Paolo:

“Gentile redazione,

dal momento che vi occupate di giovani talenti e del perchè l’Italia non li attrae segnalo quanto segue: con il “Decreto Ministeriale 18 marzo 2016 n. 168 di Modifica dei requisiti di docenza per le Università non statali”, in 6 righe il ministro Stefania Giannini ha scelto di assicurare contratti a favore di professori universitari ultrasettantenni in pensione, rispetto al reclutamento di professori di prima o seconda fascia abilitati dall’ASN o ricercatori, oggi non strutturati, quindi qualificati, relativamente giovani e precari.

Il reclutamento da parte delle università non statali sarebbe stato a costo zero per lo Stato, e rappresentava una delle poche opportunità per gli studiosi risultati idonei all’ASN ma già in servizio presso le università italiane, che quindi hanno pochissime possibilità nelle università pubbliche a causa della carenza di risorse e della tendenza a privilegiare la carriera del personale già strutturato. 

Per i non addetti ai lavori in base alla Legge le università statali e non statali -per poter mantenere attivo un corso di laurea- devono avere tra il personale un numero minimo professori assunti a tempo indeterminato (9 per una laurea triennale): con questo decreto si consente alle università non statali di contare tra questi anche i professori straordinari a tempo determinato, figura istituita dalla Legge 230/2005, per consentire ai professori ordinari in pensione di continuare a partecipare alle commissioni di concorso e ottenere lucrosi contratti dalle università private per integrare le già copiose pensioni.

In questo modo si da alle università private un vantaggio competitivo in termini di costi e si penalizzano i giovani ricercatori italiani“,

PAOLO

 

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