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Non è tutto oro quel che luccica…

Che bella lettera ci ha inviato questa estate Davide Bolognesi, uno dei protagonisti -neanche due anni fa- di “Giovani Talenti”. All’epoca Davide lavorava per lo Stato della California (qui il link alla sua storia). Poi, come ci spiega lui stesso, il passaggio alla “Corporate America”.

E’ lui stesso a raccontarci il seguito della sua storia, con un importante insegnamento:

Non e’ tutt’oro quel che luccica, anche nel Golden State

Arrivato al vertice dell’amministrazione statale in poco più di nove mesi dal mio arrivo in California, la sensazione era che fossi davvero arrivato nella terra dell’oro, come spesso viene indicata quest’area a ovest del fiume Mississippi. L’azienda mi aveva cercato, mi aveva corteggiato e aveva assecondato ogni mia richiesta, poteva essere tutto vero? Beh perché no -mi sono detto- dopotutto questa é la terra delle grandi start-up diventate multinazionali di successo come Facebook, Google, Apple, Tesla, ecc.. ecc.

Inoltre il progetto di espansione dell’azienda partiva dalla mia expertise maturata presso l’Ufficio del Governatore come responsabile per l’attrazione degli investimenti internazionali. Insomma perchè non crederci -mi sono detto-? D’altronde se l’Italia si trova ancora in questo stato di arretratezza e crisi non è forse per questa incapacità a sognare un futuro diverso, di rischiare, di andare oltre come fanno qua? Mio padre me l’aveva sempre detto: “è tutta una questione culturale…sviluppa la tua vocazione figlio mio”, e allora quale opportunità migliore che assumere il ruolo di Direttore per le Relazioni Esterne di una prestigiosa multinazionale degli investimenti californiana?

Ufficio, telefono, segretaria, stock options, business class sull’aereo: sembrava tutto vero, o almeno cosi mi è sembrato per i primi nove mesi dove, per questa azienda, ho sviluppato l’intera strategia e lanciato un progetto di penetrazione di un mercato del valore di oltre trenta milioni di dollari di investimenti.

Tutto scorreva liscio da un volo ad un altro, tra una conference call col mio team di trenta persone a un pranzo di lavoro con potenziali investitori. Tutto sembrava scorrere al meglio, fino a quel pomeriggio di primavera di oltre un anno fa quando la segretaria alle risorse umane mi chiamò per dirmi che l’azienda intendeva rescindere il rapporto di lavoro. Scioccato cercai di chiamare l’azienda, ma il titolare con cui avevo sempre trattato in prima persona adesso appariva sempre stranamente “troppo occupato”. E così é finita la mia avventura in Corporate America, come la chiamano qui. A distanza di un anno guardo ancora indietro con un sorriso a quella fantastica esperienza di lavoro, perchè il progetto era davvero eccezionale e il gruppo che dirigevo fatto di persone di grande spessore e capacità. Purtroppo il progetto, appresi più avanti, finì in mano ad uno dei miei manager che però, suo malgrado, non riuscì a portarlo avanti e così venne messo da parte lasciando a casa pure altre trenta persone che io stesso avevo assunto e formato.

Il dispiacere non sta solo nell’essere stato usato e messo da parte a causa di una ‘ristrutturazione aziendale (sic)’ come la chiamano anche qui, ma che qualcosa che poteva segnare un’altra gloriosa pagina, una di quelle tante che si scrivono qui nella Silicon Valley non si potrà più scrivere. Purtroppo l’azienda stessa, qualche mese dopo la mia uscita, è stata posta sotto amministrazione giudiziaria dopo che gli stessi amministratori delegati sono stati indagati per frode in affari, con pesanti accuse penali.

Peccato sì, ma la California è anche questa cosa qui a volte. Sì, forse l’Italia dovrebbe rischiare di più, forse davvero il futuro di molti cervelli si trova ancora oggi fuori dal Bel Paese, sì forse la meritocrazia qua ha più possibilità di affermarsi che altrove. E nonostante tutto mi guardo ancora indietro e penso che davvero la California é un grande stato pieno di opportunità, ma non sempre e neanche qui, è tutt’oro quello che luccica.

DAVIDE

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