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Europa sì, Europa no?

Fa riflettere, questa lettera che ci ha inviato il nostro ascoltatore Ivan, molto critico verso l’esperienza che ha svolto in ambito UE – anche se, va subito precisato, su territorio italiano.

Ivan scoperchia il calderone dei contratti a tempo, sempre più frequenti e utilizzati non solo in Italia, ma anche in ambito comunitario. Personalmente non so quanto la dimensione “italiana” di questo contratto europeo abbia influito sulla sua spiacevole esperienza lavorativa… tuttavia è chiaro che la realtà non è sempre rose e fiori, in questo inizio di terzo millennio:

“Seguo il suo lavoro relativo al racconto delle esperienze di giovani italiani che sono costretti (e talvolta desiderosi) a lasciare l’Italia per cogliere le opportunità offerte dall’Europa. Tutto ciò è sicuramente esaltante, ma la invito a riflettere e magari a dedicare un pò di spazio a quanti sono stati invece sfruttati e poi abbandonati dall’Europa.

Io faccio purtroppo parte di quest’ultimi… ho iniziato a lavorare per la sede Italiana dell’ESA (Agenzia Spaziale Europea) con un contratto di somministrazione lavoro a tempo determinato (3 mesi) con una mansione contrattuale che non riconosceva nemmeno il mio titolo di studio… e poi fatto operare in una mansione da laureato. Ho continuato la mia esperienza professionale in ESA per 15 anni e non sono mai stato assunto come membro dello Staff, bensì mantenuto con contratto di somministrazione lavoro attraverso un’agenzia interinale. 

Appena ho cominciato ad avanzare pretese sono stato sbattuto fuori nel 2015, a 40 anni: se non avessi preso frattanto l’abilitazione all’insegnamento ora sarei un vero disperato! Trattato come un mercenario nel mio paese!

Mi chiedo se queste esaltanti esperienze di “Europa” sono a sua conoscenza e perchè, in caso affermativo, sono celate. Francamente credo sia bello poter mostrare anche l’aspetto malato dell’Europa“.

IVAN 

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