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“Perché sono andata in Russia a recitare…”

Che lettera straordinaria, quella che ci ha inviato Monica, attrice teatrale italiana in Russia – temporaneamente rientrata causa maternità. Una lettera ricca di amore verso la sua professione, e anche verso l’Italia.

Già… l’Italia, scrigno di cultura, che ha dimenticato e accantonato proprio uno dei suoi principali punti di forza. Obbligando Monica -di fatto- all’espatrio.

Leggete con attenzione l’ultima riga della lettera. Capirete perché chi ha preso la valigia e ha lasciato il Paese ha una marcia in più. Checchè ne dica qualche autorevole Ministro…

La lettera di Monica:

“Mi chiamo Monica, ho 39 anni, e vi scrivo da Firenze.  Vivo qui da ottobre scorso insieme a mio marito e al mio figlioletto, nato a dicembre.

Sono tornata in Italia dopo 15 anni di Russia, tra San Pietroburgo e Mosca. Sono un’attrice in maternita’. Lavoro al Teatro Laboratorio di Pjotr Fomenko, uno degli Stabili piu’ grandi e importanti di Mosca, fondato appunto da Pjotr Fomenko nel 1993 insieme ai suoi allievi attori. E’ un teatro molto particolare, dove non solo si lavora ma ci si sente a casa: fu ideato come continuazione del ciclo di studi degli allievi attori, una ‘bottega’ in cui essi potessero liberamente sperimentare e imparare provando e, soprattutto, sbagliando. Al momento ci sono piu’ di 40 spettacoli in repertorio e davvero l’atmosfera e’ intrisa al massimo di creativita’. Sono stata in Compagnia per nove anni, lavorando quasi ininterrottamente con Fomenko i primi cinque. E’ stato un grande onore essergli accanto, vedere come creava i suoi spettacoli cosi’ pieni di ironia e amore per l’essere umano, per le sue debolezze e le sue passioni e sentire il rispetto con il quale si avvicinava ad ogni autore. Parlo al passato perche’ Fomenko e’ scomparso nel 2012. Lavorare con lui  e’ stato il secondo grande sogno che ho realizzato (l’altro – studiare al Collegio del Mondo unito dell’Adriatico di Duino… ma questa e’ un’altra storia) e certamente ora e’ strano essere qui.

Ho proposto a mio marito di tornare in Italia la scorsa primavera, appena ho scoperto di essere incinta. E’ stata una decisione presa all’improvviso, con il cuore, tutta d’un fiato e sono felice. Essere in Italia significa tornare alle radici, un po’ riprendere in mano la mia storia e donare a mio figlio la gioia di essere di questo Paese meraviglioso.

Mio marito si e’ trasferito in Russia per stare con me senza sapere una parola in russo nel 2012.

Non so se tornero’ in Russia. Ho preso intanto un anno di tempo per essere mamma (in Russia ti danno una sorta di aspettativa di tre anni per stare con il bambino), e ancora non so cosa decideremo. Certamente il desiderio di condividere il mio percorso qui e con altre persone e’ fortissimo.

Credo immensamente nel potenziale culturale che abbiamo e credo che, nonostante la pigrizia che imperversa, ci sia un grande bisogno di teatro, del confronto e delle provocazioni che esso puo’ offrire.  Vedremo.

In Italia non sono riuscita nel 2002 a entrare in nessuna Scuola di Teatro. Che dire? Sono entrata all’Accademia di San Pietroburgo! Ho fatto le valigie e sono partita, innamorata della Russia gia’ dall’Universita’ che ho frequentato a Urbino, lavorando parallelamente con un gruppo teatrale. Non ho rimorsi ne’ rimpianti. Le amarezze di quando non mi hanno presa nelle Scuole di Recitazione (ahime’, spesso in modo non gentile e neanche troppo onesto…) ha lasciato spazio alla voglia di fare e io sono grata a chi non mi ha voluta. Perche’ mi ha dato la spinta a continuare. Mi ha fatto bene insomma”, 

MONICA

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