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“Resto per migliorare il mio Paese”

Grazie Elisa, per la lettera che hai scritto e inviato con il cuore a giovanitalenti@radio24.it Grazie, perchè dimostri che esiste un’Italia che ancora crede in questo Paese. Un’Italia pura, che non scende a compromessi, ma si conquista con grande fatica quel poco che è rimasto.

Forse non basterà. Probabilmente non basterà, finché questo Paese non cambierà davvero marcia. E soprattutto modelli culturali di riferimento.

Ma quantomeno è un inizio.

La lettera di Elisa:

“Caro Sergio Nava,

quando posso seguo con grande interesse la tua trasmissione radiofonica e ne ho consigliato l’ascolto anche ai miei studenti.

Io faccio infatti l’insegnante di spagnolo qui in Italia, nella scuola pubblica. 

Ti scrivo, forse uscendo un po’ dal tema principale del tuo programma, ma vorrei raccontarti il perché e la mia storia – brevemente.

Sin da piccola avevo maturato il desiderio di diventare un’insegnante: giunta all’università ho iniziato a recuperare pareri ed informazioni, per capire come funzionava il sistema di istruzione in Italia. A detta di quasi tutti coloro i quali avevo interpellato (insegnanti della scuola primaria, della scuola secondaria, universitari e sindacati) la risposta era unanime: “un vero disastro, non c’è posto, lascia perdere”. Quello che mi faceva più male era questo “lascia perdere”, perché io volevo perlomeno provarci. E’ proprio per questo che ti scrivo… perché vorrei che chi decide di rimanere qui con un sogno, non molli al primo ostacolo. 

Io volevo restare qui perché capivo -e capisco- che la professione dell’insegnante può aiutare questo Paese a migliorare.

Quando mi sono recata in Messico per un’esperienza di studio all’Università di Quintana Roo di Chetumal non potevo credere ai miei occhi: solo per il fatto di essere italiana mi è stato proposto di tenere delle lezioni di conversazione per gli studenti di italiano (sempre all’università). La facilità con cui ero salita in cattedra mi aveva stupito.

Durante la laurea magistrale ho potuto anche seguire il master di primo livello dell’Università di Udine “Italiano lingua seconda ed inteculturalità”, il quale mi avrebbe anche consentito di potermi spostare all’estero per svolgere la professione di insegnante di italiano agli stranieri. 

Una volta laureata ho poi partecipato al concorso di selezione per partecipare al TFA, il percorso abilitante che mi ha poi consentito l’accesso al concorso 2016. I posti per la mia materia erano quindici in regione: lo scorso agosto ho scoperto di essere arrivata quindicesima.

Dai colleghi mi sono sentita dire che al concorso sono passati i raccomandati: io avevo “solo” studiato e soprattutto ci avevo davvero creduto. 

Quest’anno -non entrata in ruolo- ma il posto l’ho vinto.

Ho cercato di essere più sintetica possibile e spero di aver dato un piccolo contributo con la mia testimonianza”,

ELISA

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