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“Noi, che siamo fuori dall’Italia…”

Una lettera con la “L” maiuscola, quella che ci invia la nostra ascoltatrice Roberta, attualmente di stanza a Lisbona, per il Servizio Volontario Europeo. Lettera straordinaria, perché rivela le straordinarie potenzialità offerte da un periodo di studio/stage/lavoro all’estero.

Perché rivela come questo sarebbe un mondo migliore, se comunicassimo meglio, anziché alzare muri o barriere.

Roberta non ha ricevuto molto dall’Italia, anzi… tuttavia non serba rancore verso il suo Paese. Perché quello che ha ricevuto e vissuto fuori è stato per lei più che sufficiente, a ricompensarla.

Da leggere fino alla fine, credetemi:

“Mi chiamo Roberta, e sì… sono anche io un’italiana espatriata. Mi trovo a Lisbona, dove sto facendo un “Servizio Volontario Europeo”, uno dei tanti progetti offerti nell’ambito del programma Erasmus +, nel dipartimento sociale di uno degli uffici comunali. Da quando ho 16 anni ho svolto un periodo di studio in Australia, ho fatto volontariato in Messico, l’Erasmus + in Croazia, e ho frequentato alcuni training course per l’Europa.

Perché? È vero, anche io avuto esperienze, lavorative o scolastiche, molto negative in Italia, che mi hanno probabilmente spinto ad allontanarmi, a esplorare l’ignoto ed a cercare nuove opportunità. Ma in questa lettera non voglio soffermarmi sull’aspetto negativo dell’Italia, piuttosto sull’immensa opportunità che io, noi, stiamo avendo, vivendo all’estero.

Ho conosciuto persone di qualsiasi nazionalità, religione o credo, personalità, ed addirittura diverse gestualità, con diverse situazioni familiari, e percorsi alle proprie spalle. 
In ognuna di queste attività che ho svolto per il mondo, ho conosciuto persone che non avrei mai avuto l’opportunità di conoscere in altro modo. Siamo stati tutti uniti in uno spazio e per un tempo delimitato, e siamo stati “costretti” a parlare l’uno con l’altro.

È in questo modo che si impara a conoscere l’altra persona, si impara a conoscere il suo Paese, le sue bizzarre tradizioni , si impara a capire la sua religione, si impara come convivere con tutto questo. Si impara ad ascoltare. Si impara a non “invadere” una cultura, con la propria, si impara a comunicare, e non mi riferisco solo al comunicare in un’altra lingua. Dopo grandi confusioni, si impara a comunicare, rispettando. 

Ci sono persone che hanno imparato a convivere in una stessa casa con chi nel proprio Paese non ne permette l’entrata, e persone che sono riuscite a ridere delle loro differenze, differenze che nel loro Paese sarebbero state oggetto di discriminazione.

Credo non ci sia modo migliore di studiare la Storia, e di conoscere realtà che realmente non conosciamo.

E che non ci sia modo migliore per creare un futuro libero da odio e discriminazioni. 

Noi, che siamo fuori dall’Italia, stiamo avendo la straordinaria opportunità di guardarci intorno, di conoscere il mondo, di costruire ponti per cogliere nuove prospettive e creare nuove opportunità, e di poter portare un po’ di quello che impariamo, nel nostro Paese”,

ROBERTA

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