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“Italia-Canada Sola Andata”

Storia straordinaria, quella che ci invia dal Canada il nostro ascoltatore Nicola. Storia che ci riempie di speranza, su come un “piano B” -alla fine- esista sempre.

Storia che ci fa però anche arrabbiare… e disperare, nel leggere i motivi che l’hanno spinto ad andarsene.

C’è luce in fondo al tunnel?

Ecco la lettera di Nicola. Da leggere fino in fondo:

“Buongiorno,

seguivo sempre la Sua trasmissione quando vivevo in Italia, ora mi è più difficile ma ogni tanto riesco a farlo. 

Le scrivo questa e-mail per raccontare la mia storia recente. 

Sono veneto. La mia ditta in Italia era un’eccellenza nel proprio settore. Ci occupavamo di rimozione graffiti, puliture di facciate e arredi urbani, puliture nel restauro monumentale e pitture decorative. Tra operatori diretti e indiretti sono arrivato a gestire 65 persone. Lavori principalmente in Italia e qualcosa di prestigioso anche oltre confine. Cito la pulitura dei piloni in pietra della Tour Eiffel nel 2005, giusto per citare una referenza importante. 

In Italia, avevo puntato molto sui clienti pubblici pensando di essere al sicuro. Che ingenuo sono stato! Comuni che hanno cancellato contratti in essere, altri che pagavano dopo 2 anni dalla fine dei lavori, la mia ditta diventata in pratica una banca per i clienti.

Ho cominciato a pensare: “non me la sento più di continuare così, non vedo futuro per me e soprattutto per mia figlia, a 40 anni ho ancora molto da dare, amo il mio lavoro. Dove posso farlo in maniera costruttiva e redditizia?” 

Nei sondaggi mondiali il Canada è sempre ai primi posti per qualità di vita, opportunità di lavoro e solidità del sistema. 

Tramite il padre di mia moglie, riesco a contattare il fratello di un mio cliente italiano, che vive a Toronto da 40 anni. Accetta di vedermi. Il 7 dicembre 2012 parto da Venezia con destinazione Toronto, con mia moglie e molte brochure. Questo signore italo-canadese, che non mi ha mai visto prima, mi invita a cena e mi presenta una persona che lavora nel mio settore. Chiacchieriamo, beviamo in allegria, in un’atmosfera che a me sembrava surreale: a migliaia di chilometri da casa, pieno di speranze, in procinto (forse) di cambiare tutto. Il mattino dopo, questa persona mi chiama, mi dice di essere interessato a me e si offre di farmi da sponsor per un permesso di lavoro per poi aprire la mia ditta a Toronto. 

Stupore e incredulità i miei sentimenti al momento. 

Il treno stava passando, stava rallentando vicino a me e le porte si stavano aprendo… cosa fare? 

Si, no, ci devo pensare?

Uno sguardo incrociato con mia moglie e la risposta è stata:  “Sì, quando?”

Dopo la lunghissima trafila burocratica per le pratiche con l’ufficio immigrazione, a settembre 2014 parto dall’Italia con una valigia carica di speranze e la voglia di ricominciare alla grande. Due anni da solo qui, moglie e figlia in Italia. Due anni a volte difficili, per tutti e tre. Finalmente, a luglio 2016 sono riuscito ad avere i documenti per farle arrivare qui.

Oggi, 17 marzo 2017,abbiamo appena ottenuto la residenza permanente. Un grande traguardo. La mia azienda cresce ogni mese, ho 15 dipendenti e ne sto assumendo altri, ho vinto una gara per il restauro delle opere all’interno del Parlamento di Ottawa, ho ripulito il muro di cinta del Parlamento e sto aprendo una filiale a New York.

Che dire? Io sono sempre lo stesso Nicola che ero in Italia, niente è cambiato in me, è cambiato il mondo del mio lavoro.

Qui in Canada il sistema esiste e tutti lo seguono, la burocrazia nel lavoro è ai minimi, la flessibilità nelle assunzioni è incredibile. Lo Stato non è un socio di maggioranza, come in Italia, anzi ti incentiva a fare di più. Si lavora molto, ma c’è il tempo per stare in famiglia, la gente è serena.

Ora sto cercando il modo di portare altri italiani qui, per poter insegnare ai canadesi il mio lavoro, in modo tale da creare nuove opportunità per i giovani che non vogliono stare dietro ad una scrivania. Il know-how italiano nel mio settore è il migliore al mondo, quindi perché non provare ad esportarlo in modo costruttivo? Il 90% dei prodotti che uso qui li compro in Italia, e sono molto fiero di farlo. Ora che sono lontano, vedo i grandi pregi degli italiani e mi indigna ancor di più vedere come siano costretti ad arrancare nonostante le qualità indubbiamente superiori alla maggior parte delle persone che incontro qui.

La mia scelta non è stata facile, a 42 anni mollare tutto e tutti e andare oltreoceano è impegnativo, ma non mi sentivo più a mio agio in Italia. Un’Italia che mi ha insegnato tanto,ma che mi ha anche portato a fare questa scelta di vita.

Spero che la mia storia possa ispirare qualcun altro ad inseguire i propri sogni”.

 

NICOLA

Veneto di nascita, Canadese per adozione

P.S. Qualche giorno fa Nicola ha ricevuto dalla Camera di Commercio Italo-Canadese dell’Ontario (ICCO) il Business Excellence Award per le relazioni Italia-Canada. Il premio viene assegnato ad aziende che si sono contraddistinte per innovazione e imprenditorialità. Complimenti!

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