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“Ho voluto cambiare rotta e costruire qualcosa nel mio Paese” – La lettera di Lorenzo

Thumbs up per Lorenzo: la sua storia sarebbe stata perfetta da raccontare in “Giovani Talenti”, all’interno della categoria “Controesodati”. Coloro che tornano, per scommettere sul proprio Paese.

Nel frattempo, come sapete, “Giovani Talenti” ha chiuso il proprio ciclo, con l’arrivo di “Generazione Mobile”: di conseguenza, la storia di Lorenzo la raccontiamo all’interno di questo blog.

Leggetela fino in fondo:

“Sono Lorenzo, ho 28 anni e sono un musicista di professione. Dopo gli studi di violino in Svizzera, dal 2008, giovanissimo, inizio una regolare collaborazione con vari teatri italiani (La Scala in primis) e nel 2010 entro a fare parte di mdi ensemble, che allora era un gruppo emergente che riceveva i primi inviti prestigiosi principalmente dall’Italia.

Nonostante un buon inserimento nell’ambiente musicale sento la necessità  di cercare un’esperienza all’estero, un po’ per questioni di crescita professionale e un po’ per la voglia di evadere da alcune costrizioni della mentalità nostrana. Tra le varie audizioni, vinco quella per la London Philharmonic Orchestra, e dopo pochi mesi di prova accetto senza dubitare il posto di lavoro.
Iniziano tre anni intensissimi, in cui mi trasferisco a Londra (con tutte le difficoltà che la città comporta), di lavoro incessante (non esistono giorni liberi, si registra dopo i concerti, tre programmi alla settimana) e di tournée mondiali. Il mio percorso artistico sembra portarmi fuori dall’Italia. Come spesso succede nel mio settore molti sono i giovani musicisti e i compositori contemporanei italiani che emergono trovando opportunità migliori fuori dal nostro paese e diventando punti di riferimento nella scena internazionale ma restando quasi sconosciuti in patria.

Pur risiedendo ormai a Londra, e lavorando per una prestigiosa istituzione, continuo a conservare i legami con l’Italia attraverso il progetto Mdi Ensemble.
Negli ultimi anni l’attività del gruppo cresce, e quindi pur risiedendo ormai stabilmente all’estero, torno appena possibile a Milano, per provare con l’Eensemble, che non voglio abbandonare, e anche per motivi familiari.

Il 2016 è un anno difficilissimo, gli impegni tra mdi e la London Philharmonic si sovrappongono sempre più frequentemente e inizio a vedersi profilare una scelta doverosa all’orizzonte: nonostante il fascino dell’attività in orchestra e nonostante il prestigio che comporti lavorare per una simile istituzione, Londra rimane per me una città quasi inaccessibile pur con un lavoro a tempo pieno.

É di qualche mese fa la mia decisione di tornare a Milano rassegnando le dimissioni dall’orchestra londinese. La scelta è stata ovviamente sofferta ma mi fa piacere pensare che sia stata quella giusta. Con mdi ensemble abbiamo deciso sviluppare e costruire un progetto di auto-imprenditorialità dedicato alla musica classica contemporanea, portando in Italia attraverso una rassegna, Sound of Wander, un repertorio musicale già familiare ai palcoscenici internazionali ma ancora poco eseguito nel nostro paese.

Due sono i filoni principali su cui si regge il progetto SoW: da un alto invitare compositori e interpreti provenienti da tutta Europa e dall’altro mantenere uno sguardo attento anche sul lavoro dei giovani compositori italiani emergenti.  La rassegna vuole dare spazio, infatti, alle giovani leve che animano la realtà musicale contemporanea, aprendo anche qui un dialogo con i maestri internazionalmente affermati di questa scena che ancora non vengono sufficientemente eseguiti in Italia. Accanto ai concerti ed agli inviti internazionali, la programmazione dedica, inoltre, uno spazio ai giovani compositori, grazie alla Call for Scores, che nel 2016 ha registrato 150 domande da tutto il mondo.

So perfettamente che il vostro programma tratta di giovani italiani residenti all’estero e di cervelli in fuga ma mi piacerebbe che poteste prendere in considerazione anche la mia storia, io sono stato un cosiddetto “cervello in fuga”, e onestamente non so se lo sarò di nuovo, in quanto tornare in Italia comporta sempre il rischio di dover andar via, ma dopo diversi anni ho voluto cambiare rotta e tentare di costruire qualcosa nel mio Paese anche grazie al bagaglio di esperienza che la mia vita a Londra mi ha lasciato“,

LORENZO

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