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“Quale pensione in Italia se vado a lavorare all’estero?”

Uno spunto molto interessante, quello che ci offre il nostro ascoltatore Serino, che si concentra sugli “annessi e connessi” di un trasferimento professionale all’estero.

Al netto di contratto e stipendio, quali riflessi può avere tutto ciò -e a cascata- su altri settori, quali quello pensionistico, solo per fare un esempio?

Una lettera da analizzare con attenzione: avete risposte per Serino?

Continuate a scriverci, aspettiamo i vostri contributi a: generazionemobile@radio24.it

Salve,

seguo ogni tanto la trasmissione. Anche se il destinatario sono prioritariamente i giovani, esiste un’ampia categoria di professionisti che si trova nelle condizioni di decidere di accettare una proposta all’estero e di dover valutare tutti i pro e contro, specie economici.

Un Paese oggi molto “aggressive” da un punto di vista del recruiting è ad esempio la Cina, dove nel settore automobilistico si sta cercando di attirare molti professionisti europei, in qualità di esperti. 

Sulla carta il vantaggio economico sembra netto, poi però entrando nei dettagli dei vari istituti, ci si trova in una complicata situazione, nella quale i nostri uffici italiani fanno fatica a dare assistenza. Se uno fa il conto che all’estero non ci resterà magari per sempre, è possibile che debba conciliare, più situazioni lavorative, nell’arco della sua carriera.

Ad esempio il tema pensionistico, con la contribuzione che perdo, e le opzioni di riscatto o di contribuzione volontaria, sembrano argomento tabù per gli uffici dell’INPS (ne ho visitati 3 al momento, di dimensioni e importanza crescente, e ancora non ho trovato una risposta solida ai miei quesiti).

Credo che se si riuscisse ad orientare le persone anche su questi fronti fornendo indicazioni su quali centri in Italia hanno competenza (vera) in materia di lavoro all’estero sarebbe molto importante

Grazie”,

SERINO

 

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